Ampugnano: bisogna vederci chiaro…

29 12 2008

empire_of_lights

Ci sono diverse cose che non si comprendono fino in fondo sulla vicenda dell’aeroporto. La vicenda Castello di Firenze qualcosa ci chiarisce. Angela Bindi e Alfredo Camozzi, mettono insieme alcuni indizi e tirano una linea. Azzardato? Non lo so. Sicuramente so che un politico capace deve avere la capacità di mettere insieme indizi, fatti, segni e provare a delineare uno scenario. I compagni di Rifondazione di Sovicille lo fanno e meritano attenzione e rispetto. Mi verrebba da dire come Pasolini: “Io so. ma non ho le prove”.
Leggete e meditate…
fiorino iantorno

A Castello (FI) i magistrati hanno indagato su un’area di espansione di 1.400.000 mc mentre il piano strutturale di Sovicille è ben più pesante di quello ricadente nella zona di Castello – Firenze.
A Sovicille verranno fatti oltre 1.500.000 mc. di colate di cemento che potrebbero anche aumentare…

In questi giorni l’Espresso, in relazione con la “questione Cioni” ha tirato in ballo la Massoneria e in quel contesto spunta il nome del dott. Viani, “rappresentante dei soci pubblici all’interno del Consiglio di amministrazione dell’Aeroporto”, presidente della Società “Aeroporto di Siena” spa nonché alto esponente del Grande Oriente d’Italia. Questo fatto non può che preoccuparci,dal momento che nel nostro territorio sono previste colate di cemento e grossi interessi come villettopoli su campi da golf, aree industriali di. 400.000 metri quadrati nella nostra splendida Piana e strategicamente legati allo sviluppo aeroportuale.

Mentre in provincia di Siena 3-4000 lavoratori stanno per perdere il loro posto di lavoro, si arriva ad impiegare risorse FINO A SPENDERE 20 MILIONI DI EURO (per ora) PER UN FANTOMATICO RESTYLING AEROPORTUALE.

Non si sono fatte case popolari, non si decide su un progetto di autocostruzione, come abbiamo più volte proposto, sul recupero delle scuole di Ancaiano, non vi sono investimenti che coniughino rilancio economico con tutela dell’ambiente e miglioramento dei servizi. L’Amministrazione del Comune di Sovicille registra una totale afasia in un momento in cui la crisi di fiducia nel sistema tocca livelli mai visti.
Oggi, alla non condivisione politica delle scelte urbanistiche, si aggiunge la grave preoccupazione per la mancanza di etica, per l’emergere con chiarezza che altri sono i luoghi, fuori dal consiglio comunale, nei quali si assumono le decisioni, e debole e non trasparente ogni trattativa con il privato, incapace di garantire l’interesse pubblico. Il Gip di Firenze, sulla questione di Castello, afferma che si intravede “una gestione generale del settore urbanistico alquanto inquietante”. Chiediamo al PD locale: siete sicuri che da noi si possa stare tranquilli?
L’autosufficienza del PD Fiorentino, ma anche Senese e Sovicillino, l’idea di poter rispondere solo ogni 5 anni agli elettori eludendo ogni confronto e partecipazione dei cittadini, il sentirsi legittimati ad amministrare con modalità talora non trasparenti portano a chiudere il mandato di questo centrosinistra con una forte e tangibile frattura tra politica e cittadini-elettori.
RIFONDAZIONE COMUNISTA pone anche a Sovicille la questione dell’etica nella politica, del coinvolgimento dei cittadini e della trasparenza amministrativa.
CHIEDE
LA SOSPENSIONE DEL PIANO STRUTTURALE E UNA PIU’ ATTENTA E CONDIVISA PROGRAMMAZIONE URBANISTICA IN BASE AI BISOGNI REALI DEI CITTADINI E NEL RISPETTO DEL TERRITORIO E DELLE RISORSE.
Su questa base Rifondazione Comunista di Sovicille prepara la propria lista alle prossime amministrative





Famiglia Cristiana in basso con gli ultimi

14 08 2008

A “Famiglia Cristiana” sono abituato. Un giornale che nella mia formazione è stato importante. Settimanale dei Paolini, lo si trova in ogni parrocchia dove, diciamo così, ci sono sacerdoti progressisti.

Il mio lo era. Ed io cresciuto tra l’oratorio e la FGCI ( Federazione Giovani Comunisti Italiani ) in un piccolo paese di 14.000 abitanti, l’ho letto e mi ci sono anche formato su alcune pagine di quel giornale.

E’ sempre stato e lo continua ad essere un settimanale cattolico, ma di un cattolicesimo democratico, che non sta sempre a giudicare l’altro, il diverso o a compiacere il lettore. Un cattolicesimo scomodo, quello di famiglia ciristiana, quel cattolicesimo che sta nella società e chiede alla Chiesa ed ai cattolici, di stare con gli ultimi.

Nel momento in cui nel nostro paese si toccano livelli altissimi di intolleranza, ho deciso di pubblicare l’editoriale di Famiglia Cristiana che tanto sta facendo discutere, perchè pur non condividendo tutto, mi sembra un richiamo forte a chi sie riempie la bocca dei valori del cattolicesimi, si inginocchia nelle CHiese e si dimentica troppo spesso, che Il Vangelo è sempre stato e sempre sarà, il Vangelo degli sconfitti, degli ultimi.

Buona lettura

IL PRESIDENTE SPAZZINO
NEL “PAESE DA MARCIAPIEDE”


Bene fa il Governo a prendere provvedimenti su annosi problemi. Ma riuscirà a fugare il sospetto che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

È un “Paese da marciapiede” quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.

A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il “banco delle occasioni”, coprendo con un gesto di pietà (anche qui “estetico”), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.

Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la “creatività” dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).

Tornando al “Paese da marciapiede”, ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla “politica del rattoppo”, o a quella dei lustrini?

La verità è che “il Paese da marciapiede” i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del “Presidente spazzino”, l’inutile “gioco dei soldatini” nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le “buffonate”, che servono solo a riempire pagine di giornali.

Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.

È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?





“La guerra è salute per lo Stato”

12 08 2008

Allo scoppio della prima guerra mondiale lo scrittore radicale Randolph Bourne scrisse che “La guerra è salute per lo stato” come ben ricorda Howard Zinn nel bellissimo “Storia del popolo americano”.

Ed effettivamente la prima guerra mondiale riuscì a rompere la fratellanza socialista che stava acquistando sempre più vigore in tutto il mondo e diede anche una spinta all’economia traballante del nuovo mondo che aveva bisogno di spingersi verso nuove zone, conquistare nuove fette di mercato.

Molte similitudini con quello che sta succedendo oggi in una parte di mondo piccola, mentre siamo distratti dalle Olimpiadi made in China.

Pubblico un pezzo del compianto Sbancor che può aiutare a comprendere meglio.

Fantapolitica? Non offendiamo la fantasia, qui siamo di fronte al cinico realismo.

****
Vampirismo geoeconomico

di /*Sbancor*/

Sulla scrivania ho tre schermi. Due sono di Bloomberg, il sindaco di New York. Uno manda in continuazione notizie dal mondo, l’altro disegna grafici su qualsiasi mercato, titolo, obbligazione o maledetta carta straccia “subprime” tu abbia in animo di analizzare e nel caso acquistare. Ma adesso non è proprio il caso.
Tenersi liquidi: questa è la parola d’ordine. Comprare, oggi non compra quasi nessuno.
Tranne i Sovereign Wealth Funds, dove vengono riciclati i petrodollari russi e arabi oppure i surplus commerciali del Far East.
Sull’altro schermo ho Google Earth. Sulla scrivania due libri: Il canto della missione <http://www.libreriauniversitaria.it/canto-missione-carre-john/libro/9788804567813&gt; di John Le Carré, e Hitler <http://www.libreriauniversitaria.it/hitler-genna-giuseppe-mondadori/libro/9788804573531&gt; di Giuseppe Genna.

E’ tutto ciò che mi ha accompagnato in questi mesi di depressione.
Qualcuno di voi potrebbe chiedersi cosa c’entrano i computer con i libri e perché stanno tutti sulla mia scrivania. Domanda stupida. Stanno sulla mia scrivania perché fino a un po’ di tempo fa sono stato troppo depresso per spostarli. Ma questa è una risposta stupida quanto la domanda. In realtà libri e computer descrivono la realtà. Ciò che sta succedendo ora, adesso. E le conclusioni che ne traggo non mi tranquillizzano. Anzi.

Sugli schermi vedo innanzitutto la crisi economica. Non sarà la prima e molto probabilmente neanche l’ultima. Eppure guardiamo le Borse mondiali. Dall’inizio dell’anno Shanghai ha perso il 31,96, Francoforte il 18,99 Tokyo il 18,18, Milano il 18%, Honk Kong il 17,85, Parigi il 16,16, Zurigo il 14,85. New York il 14,07, Madrid il 12,60, Londra l’11,69.

Si dice che la crisi è finanziaria e americana, che sono i “subprime” ad avvelenare il sistema. Ma allora perché Shanghai è al — 31,96%? E’ vero, Shanghai era sopravvalutata, lo sapevano tutti. Tranne i risparmiatori cinesi! Se cade la domanda americana, cadranno anche le esportazioni cinesi, e se i cinesi tenteranno di sostituirle con la domanda interna, crescerà l’inflazione, come sta già accadendo. Nessuno è immune dal contagio. Alcuni “catastrofisti storici” pensano che i cinesi incominceranno a sbarazzarsi dei dollari e dei titoli americani denominati in dollari. Per far cosa? Per comprare Euro registrando una perdita di valore di circa 1/3 per ogni dollaro venduto ora? Certo un riequilibrio delle riserve valutarie è possibile. Gradualmente. Intanto lo yuan è legato al dollaro e gode di una svalutazione competitiva che agevola l’export. Invertire questa tendenza sarebbe folle. Bretton Woods II funziona ancora. Male, ma funziona.

Eppure…

Osserviamo ciò che è accaduto con la fredda lucidità dell’economia — the dismail science diceva Carlyle.
Un settore periferico del mercato dei titoli americano, il più grande del mondo, va in crisi (vedi qui <http://www.carmillaonline.com/archives/2007/08/002339.html#002339&gt;).
La crisi tramite le “cartolarizzazioni”, cioè la trasformazione dei debiti in titoli, si allarga, prima agli Asset Backed Securities (ABS), poi ai Collateral Debt Obligations (CDO’s). A questo punto la crisi diventa una valanga. Tutti i titoli in cui si suppone la presenza di mutui subprime perdono di valore. Le Agenzie di Rating, i Soloni del pensiero unico economico, vengono prese alla sprovvista. Loro sono abituate a valutare la solvibilità di un debito, cioè la capacità di un creditore a restituirlo, non la volatilità di un titolo, cioè il suo cambiamento di valore sul mercato. Reagiscono ad agosto con l’improntitudine di chi si è fatto cogliere in fallo. Effettuano un downrating di migliaia di titoli. Le banche che li possiedono non reggono il colpo. Qualcuna fallisce, come la Northern Rock in Inghilterra, prontamente nazionalizzata. Altre vengono salvate odal banche pubbliche in Germania, altre ancora messe sotto tutela, come Societé Générale in Francia.
In America saltano almeno cinque banche specializzate in mutui casa.

Ma non è che l’inizio. Sempre ad agosto l’interbancario inizia a bloccarsi. Che vuol dire? Semplicemente che le banche non si fidano delle altre banche e chiudono i normali canali di finanziamento all’interno del sistema creditizio. Crisi di fiducia che si trasforma immediatamente in crisi di liquidità. Intervengono le Banche Centrali Europee, Americane, Giapponesi e Australiane per fornire liquidità al sistema. E’ un fiume di denaro che si riversa sulle banche. Centinaia di miliardi di dollari ed euro. Non basta. La crisi si ripete a ottobre, a dicembre, adesso. Le Banche centrali, la FED in testa, incominciano ad accettare titoli “illiquidi” in garanzia. Lo fa anche la BCE, ma non vuole che lo si dica. Sarebbe a dire che le banche prendono denaro a prestito dando in garanzia alle banche centrali carta straccia. Non Basta. La Bear Stearns, una delle più antiche banche d’investimento americane, è sull’orlo del fallimento. La FED interviene, anche se non potrebbe, in quanto i suoi interventi di salvataggio dovrebbero essere limitati alle banche commerciali. Ma Bernanke ha capito che se fallisce Bear Sterns non potrà evitare l'”effetto domino”. Salterà Leheman Brothers e forse qualcun altro.

Il salvatore, come nel 1907, è la J.P. Morgan — Chase. Nel 1907 John Pierpoint Morgan detto “the Magnificent” sventò la crisi e fece piazza pulita dei brokers e dei banchieri che non si sottomettevano al suo potere. Nel 1929 non ci riuscì. E fu la Grande Depressione. Oggi J.P..Morgan-Chase pretende un prezzo assurdo per Bear Stearns: due dollari ad azione. Meno di quanto valgono le proprietà immobiliari e il grattacielo di Bear, in Vanderbilt Avenue. Gli azionisti insorgono. J.P.Morgan senza fare una piega dice che è pronta a pagare cinque volte di più. Il prezzo è giusto. Quale? Bernanke approva entrambi i prezzi. Ne esce con le ossa rotte.
I mercati perdono fiducia anche nella FED.

Nuove iniezioni di liquidità. Iniezioni: già, come se fosse coca o eroina.
I drogati aumentano sui mercati. E bisogna evitare le crisi di astinenza da dollari o da euro. Le Banche Centrali ormai accettano di tutto in garanzia: CDO’s, ABS, carta straccia. In cambio concedono presiti al tasso di riferimento o a quello di sconto.

L’ago entra nelle vene finanziarie del sistema dolcemente, quasi senza sprigionare sangue. Quello è riservato ai contribuenti, che dovranno pagare i vizi, assai costosi, dell’aristocrazia venale che governa il mondo e oggi è in crisi anemica..

Ecco le svalutazioni bancarie dell’ultimo trimestre, in miliardi di euro: UBS 12,12, Citigroup 18,10, Merril Lynch 7,34, Morgan Stanley 2,30, Goldman Sachs 1,91, Credit Suisse 1,82, Deutsche Bank 2,50, Bear Stearns 1,75. Fortis 1,50, Creditagricole 1,15, Società Generale 1,52, Bank of China 0,83.

Perdite di sangue. Emorragie di denaro. Sintomi gravi, ma, temo, non terminali. I vampiri cercano sangue. E prima o poi lo trovano. Gli americani riscoprono J.M. Keynes.

Gli Stati Uniti, primo paese a dover affrontare la recessione, hanno finora deciso per un Economic Stimulus Package su cui il 24 gennaio scorso hanno trovato l’accordo il Partito Democratico e quello Repubblicano. Il piano ha un valore complessivo di 146 miliardi di dollari, pari a circa l’1% del PIL U.S.A.
Il piano ovviamente si accompagna agli interventi della FED ,che in cinque mesi ha ribassato di cinque volte il tasso d’interesse sui Fed Funds con un ribasso di 225 punti base e collocandolo quindi al 3%. Ulteriori tagli, forse addirittura per 75 b.p., sono previsti entro circa un mese.

Il piano americano anti-crisi dovrebbe riguardare circa 117 milioni di famiglie Sostanzialmente si basa su:

. Un sussidio fiscale minimo di 300 dollari e massimo di 600 per individui, e fino a 1.200 per le famiglie, con redditi inferiori a 75.000 dollari l’anno per gli individui e 150.000 dollari per le famiglie. La stima dell’amministrazione è che questo programma costerà circa 100 miliardi di dollari.
. Sgravi alle piccole imprese attraverso la deduzione del 50% del valore dei costi sostenuti per nuovi impianti e attrezzature. Le imprese beneficiarie saranno quelle con un reddito inferiore a 800.000 dollari. Il costo di questa parte del piano è pari a 50 miliardi di dollari.
. Innalzamento dei limiti all’acquisto di mutui da parte delle agenzie governative Fannie Mae e Freddie Mac, si tratta di agenzie che operano sul mercato secondario acquistando mutui e rifornendo quindi di liquidità il mercato primario del credito immobiliare.

In Italia neppure Turigliatto avrebbe il coraggio di proporlo. Eppure… E’ una goccia d’olio nel mare in tempesta della crisi.

Ma il vero keynesismo americano resta ancora quello militare. Tremila miliardi di dollari: questa è la cifra stimata da Joseph Stiglitz per le avventure belliche americane. Lui, da buon economista, dice che si tratta di costi. Ma se si trattasse invece di un investimento?

“Ogni crisi è crisi da sovrapproduzione”, diceva un vecchio economista tedesco (K. Marx). Alla sovrapproduzione si può reagire sul breve periodo iniettando denaro, disse un economista inglese (J.M. Keynes). Questo può avvenire tramite la spesa pubblica, civile o militare. I modelli econometrici dicono che la seconda è più efficace della prima. Ma che avverrà nel “lungo periodo”?
Nel lungo periodo “saremo tutti morti”, secondo Lord Keynes.

Oppure nasceranno nuovi mercati: il ciclo della riproduzione allargata farà un nuovo giro di valzer. La danza diverrà, però, sempre più spettrale, perché se la domanda ancora esiste, (in Cina, in India, in Africa, nella stessa ex URSS…) e si tratta di renderla “aggregata”, cioè pagante, le risorse naturali e la capacità del pianeta di continuare a reggere non lo sono. Con questo modello di sviluppo sono ormai in via di esaurimento.
Ne Marx, ne Keynes lo avevano previsto.
Non solo. Al mondo non si è mai vista una nuova egemonia economica che non fosse anche egemonia politica e militare. Questo vuol dire che, se vi sarà un “decoupling”, se cioè le economie dei paesi emergenti traineranno l’economia mondiale, dovrà esserci anche un “decoupling” politico e militare. Gli USA non hanno nessuna voglia di accettare questa ipotesi. Rinforzano la Nato: sono pronti ad allargarla fino a Georgia e Ucraina. Gli europei, che vedono con terrore i gasdotti che passano sotto la terra ucraina a rischio, se Putin chiude innervosito il rubinetto di Gazprom, lo impediscono.
Particolare significativo: la riunione si teneva nel Castello di Ceausescu a Bucarest. I Vampiri prediligono alcuni luoghi, piuttosto di altri…

***

Guardo Google Earth. Il mappamondo galleggia e poi scende, vertiginoso nelle zoomate.
Intravedo la prima linea del fronte di guerra: costeggia i confini della Grande Madre Russia: Bielorussia, Georgia, Ucraina, Armenia, Azerbaijan.
Rivoluzioni Arancioni contro il nazional-bolscevismo di Putin. Qui la NATO vuole creare le sue basi avanzate. Qui passano le pipelines che portano energia all’Europa.

Più a Sud l’Iraq.
Se ne è scritto troppo e troppo poco. Mi limiterò a un conto economico: prima delle guerre e dell’embargo, nel 1989, l’Iraq produceva 3 milioni di barili di petrolio al giorno. Oggi ne produce 2 milioni. La Cina consuma 7, 62 milioni di barili al giorno. Un anno fa ne consumava 7,24. Se il milione di barili in meno di produzione irachena fosse disponibile sul mercato, non vi sarebbe ancora squilibrio tra domanda e offerta. Nonostante Cina e India. Quesito: a chi giova la guerra in Iraq: ai rialzisti sul prezzo del greggio o ai ribassisti? Se non sapete rispondere compratevi una calcolatrice. O girate la domanda a un dirigente Exxon o Chevron o Shell, dopo esservi assicurati che abbia fatto il pieno di whisky.

La linea riprende: Iran, Afganistan, Pakistan, Belucistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Khirghisistan. Qui la partita è più dura e più complessa: a fronteggiare la Nato non c’è solo la Russia ma l’intero Gruppo di Shanghai <http://it.wikipedia.org/wiki/Shanghai_Cooperation_Organisation&gt;.
E in prospettiva, dunque, la Cina.

Ancora più a Sud il Corno d’Africa e il Congo. Heart of Darkness, fra capi tribali ex socialisti o integralisti musulmani, lottano fra loro per ricchezze che non possiederanno mai, perché già ipotecate dalle grandi compagnie multinazionali. Miniere di diamanti, pozzi di petrolio, coltan, materie prime. Inglesi, francesi, americani, olandesi succhiano l’anima nera dell’Africa.
Vampiri. Ancora Vampiri.

Neanche l’Europa è immune. Non solo a Est, ma anche a Sud. Una linea di guerra passa dal Kossovo, alla Turchia, alla Siria, al Libano, alla Palestina. Ma sembriamo non accorgercene. La stupidità non è un scusa: è un’aggravante.

Mentre a Lisbona il Trattato che costituirà la “Nuova Costituzione Europea”, peraltro non sottoposta a nessun referendum, ci lega sempre di più alle scelte della NATO. Nessuno ha il coraggio di dire che la NATO, dopo la caduta del muro di Berlino, è un “ente inutile”. Continuiamo così.
Vampiri.

L’ultima frontiera si sta creando in America Latina, fra la Colombia e il resto del continente sudamericano. Mentre il muro che separa il Messico dagli Stati Uniti è la smentita del NAFTA: i capitali e le merci possono circolare liberamente. Gli uomini no.

***

Guardo i libri. Le Carré racconta la “prima guerra mondiale africana” quella che dal Ruanda si è estesa al Kivu, Rpubblica Democratica del Congo. Quella che tutti hanno dimenticato prima ancora che iniziasse.
Genna scrive il primo romanzo su Hitler.

Parlano entrambi del male. Quel male che proviene dal non essere. Buco nero che attrae e distrugge in virtù non della sua forza, ma della sua stupidità e capacità di omologare a se stesso i comportamenti. Lo stesso male che Joseph Conrad (Kurtz) aveva intravisto risalendo il fiume Congo. Non entro nel dibattito letterario su Hitler. Altri l’hanno fatto e meglio di quanto lo possa fare io. Mi limito a notare una frase che mi ha colpito. Descrive il bombardamento di Dresda, la città morta. Duecentomila morti, gran parte bruciati vivi, sciolti dal fosforo a trecento gradi. Conclude: rilevando in Sir Winston Churcill “nessuna emozione”.

“La crepa propagata dallo zero umano che combatte si è aperta in sir Winston Churcill.
Il principio di simmetria del male.
Il gelo.
La constatazione del disastro perpetrato.
L’inutilità della strage condotta con lucida insensienza.
Grava la vittoria postuma di Hitler in tutto ciò”. (p.599)

Curioso. In quasi tutte le recensioni su Hitler, pochissime discutono la durissima implicazione politico-visionaria che ispira il romanzo: la vittoria postuma di Hitler nell’epoca della democrazia rappresentativa. C’è da chiedersi fino a che punto l’insensienza possa diventare stupidità. Forse, come temo, i due termini sono sinonimi.

Pubblicato Aprile 9, 2008





Ampugnano, Platone e il Sindaco di Siena

28 09 2007

Ieri in Consiglio Comunale si è discusso dell’Aeroporto di Ampugnano. Discussione molto interessante che vi consiglio di provare a rintracciare sul Canale Civico. Provo a riportare sul blog il mio intervento. Mi scuso con chi invece lo ha ascoltato perchè magari troverà qualcosa in più o qualcosa in meno, ma parlo a braccio e non scrivo – purtroppo – quello che dico. Prossimamente pubblicherò anche l’intervento di Francesco Andreini.

Il Sindaco e il Piano Industriale che non conosce. Forse!

Grazie Presidente. Ho sentito che qualcuno ha definito negli interventi passati questa discussione come inutile. Noi invece non la consideriama affatto tale. Anzi. Riteniamo più che giusto che questa discussione sia fatta prima che delle decisioni vengano prese. Perchè è il Consiglio Comunale di Siena che decide quale è il mandato del Sindaco in materia. Registriamo invece con forte preoccupazione, le parole del Sindaco che sostiene di non aver visto il Piano industriale e però nel suo intervento ci ha fatto intendere che l’aeroporto sarà fatto. Siamo perplessi, forse bisognerebbe essere più cauti visto che, ancora non conosciamo il Piano industriale. Tutti dovremmo attendere prima di esprimere pareri e parlare dell’ampliamento di Ampugnano come una cosa inevitabile è oramai decisa. Ancora più perplessi e preoccupati ci lascia il fatto che noi Consiglieri Comunali ancora non conosciamo il Piano Industriale e questo è cosa molto grave. Inoltre, sempre ascoltando gli interventi che mi hanno preceduto compreso quello del Sindaco Maurizio Cenni, mi sembra che si stia profilando un grosso equivoco oppure qualcuno vuole costruire un’altra verità. Molti degli interventi hanno sottolineato come oggi bisogna parlare delle reali cifre e del reale progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Ampugnano. Tutto ciò quasi a volere far passare i cittadini che si sono organizzati in un Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto come dei pazzi che ad un certo punto, hanno iniziato a sparare cifre inesatte e come si suol dire, a dare i numeri. Mi dispiace, ma personalmente e come gruppo della Rifondazione Comunista non possiamo accettare questa versione o questo tentativo di costruire una nuova realtà. Il comitato si è attivato e noi vi abbiamo anche partecipato e ci parteciperemo ancora, perchè ad un certo punto una serie di autorevoli personaggi della nostra città hanno inizato a dichiarare ed ha parlare dello sviluppo di Ampugnano. Ricordo personalmente il Presidente di Ampugnano Spa che a Tg3 Regionale dichiarava contento che l’Aeroporto puntava a 4milioni di passeggerei entro il 2020! Forse è più esatto dire che grazie all’attivismo dei cittadini e del Comitato, grazie al flusso di informazioni che sono iniziate a girare in città ed in Provincia si è costruita una diffusa consapevolezza e un certo interessamento alla questione che ha portatao i cittadini senesi ad informarsi. Questo evidentemente, ha creato dei problemi ed ha anche distrutto le certezze di alcuni che volevano che di ampliamento dell’Aeroporto si parlasse in pochi, come dire a decidere devono essere sempre i soliti noti. Inoltre molti, compreso il Sindaco hanno parlato di un Piano Industriale più ragionevole. Personalmente non sappiamo se questo nuovo Piano è ragionevole perchè – è questo lo sottolineamo ancora con forza perchè lo riteniamo grave e sconcertante – come Consiglieri Comunali non abbiamo ancora visto il Piano Industriale. Usa la parola ragionevolezza il Sindaco che dice di non conoscere il Piano Industriale, ma poi – chissà come mai – ne parla diffusamente. Aspettiamo che questo piano ci venga consegnato in maniera rapida.

La cattiva gestione di Ampugnano, la Siena-Firenze, il Pci, le ferrovie ed i pendolari

Per l’intanto non rimane che fare alcune riflessioni su quello che si sa allo stato attuale. Bene vorrei provare a fare una riflessione di carattere aziendalistico – che per me non è usuale – e dunque evitare di prendere posizioni ideologiche o ideologizzate. L’aeroporto di Firenze quando ha iniziato aveva la stessa pista e le stesse struttrue di Ampugano. Firenze però è diventato un aeroporto con tutti i i difetti che ha, molto importante, Ampugnano che ne ha le stesse caratteristiche invece no. Dunque mi sembra strano parlare di ampliamento e mi sembra fuori dal buon amministrare sentire parlare di 50 milioni di euro di investimenti per Ampugnano. Credo che prima di tutto bisogna dimostrare di saper far funzionare l’Aeroporto di Ampugano perchè puo’ far atterrare e decollare già così come è degli aerei. Ampugnao è infatti, nelle stesse condizioni di Firenze alle sue origini. Se questo non succede è amministrata male e, dunque, bisognerebbe che chi l’amministra si dedicasse a farlo funzionare e a non far perdere altro denaro alla collettività. Oppure Ampugnano non funziona perchè non è molto probabilmente attrattivo, perchè non serve, perchè non c’è richiesta perchè il sistema regionale e nazionale degli aeroporto è già troppo denso. Oggi in Europa si costruisce un aeroporto per macroregioni assimilabili alla Toscana ed all’Emilia. Invece guardando il nostro territorio ci possiamo rendere conto che abbamo già diversi aeroporti Firenze, Pisa, Roma, Bologna. Il problema molto probabilmente è un altro ed è quello che dagli anni 70 si discute in questa città. Ed era proprio il Pci ha portare avanti alcune battaglie. Infatti negli anni 70 il Pci faceva le battaglie per ammodernare la Palio,la Siena Grosseto e per costruire il doppio binari tra Siena e Firenze. Oggi settembre 2007 queste priorità rimangono ancora tali. Basta chiederlo alle centinaia di pendoalri che ogni mattina si recano a Firenze in Bus su una strada pericolossisima o in treno dove non c’è certezza di arrivare. Basterebbe costruire un ssitema integrato di trasporti per collegare Siena ad importanti aeroorti molto più funzionali di Ampugnano. I 50 milioni investiamoli nell’ammodernamento delle Palio e della rete ferroviaria.

Ampugnano, il Palio fast food e Platone

Ho sentito anche parlare di Turismo e di un benefico sviluppo del Turismo che porterebbe l’Aeroporto. Bene palrando con un passato amministratore di questa città mi raccontava che il Prof. Secchi all’epoca dello sviluppo del Piano strutturale decise di costruire i parcheggi fuori dalle mura dell anostra città. Questo perchè nella convinzione giusta del Prof. Secchichi arrivava a Siena doveva guadagnarsi con lentezza e con un pò di fatica le belle strade della nostra città. Ebbene io credo che questa marginalità, questo guadagnarsi con lentezza il nostro territoro sia alla base delle scelte del turista e di un turismo sostenibile. Chi viene a Siena ama questa lentezza, questo guadagnarsi con fatica il nostro territorio ed ha preservato la nostra città da un turismo fast food che oggi vende a 5 € i tori di Pamplona e domani svenderà il Palio a 5 €. Immagino già gli operatori turistici d’europa che vendono due giorni a Siena per il Palio a meno di 10 € e mi chiedo che effetti potrebbe avere sulla nostra Festa! Infine vorrei chudere questo mio intervento con una battuta che mi ha fatto venire in mente il consigliere Ascheri che ha parlato di città Stato. Bene cito a braccio perchè è una lettura che rislae ai tempi del Liceo, Platone nel De Republica così diceva “Ad Atene quando dobbiamo costruire le navi, chiamiamo gli armatori; quando dobbiamo costruire i ponti chiamiamo gli ingegneri e quando dobbiamo parlare del bene pubblico chiamiamo gli Ateniesi”. Ecco noi crediamo che sull’ampliamento di Ampugnano si gioca una partita importate per il futuro dei senesi e dunque non si può decidere solo in Consiglio Comunale, ma appunto dobbiamo mettere nelle condizioni di far decidere tutti i cittadini senesi dandogli le informazioni necessarie sui vantaggi e sugli svantaggi di un possibile ampliamento dell’Aeroporto di Ampugnano. Solo così potremo parlare di una scelta presa in modo democratico e nell’interesse del bene pubblico.





Ampugnano:Devono decidere i cittadini e le cittadine!!!

30 08 2007

 

 

origami.jpg

Pubblichiamo la dichiarazione dei gruppi consiliari di R.C.-Sinistra Europea di Siena e Sovicille sul possibile sviluppo dell’aeroporto di Ampugnano.

Il ruolo della Politica.

Crediamo fortemente nella democrazia partecipata e nel protagonismo dei cittadini e delle cittadine ed è per questo che guardiamo sempre con rispetto a tutte quelle iniziative dove questi si organizzano per difendere, rivendicare, discutere di un tema che li riguarda. In questo ultimo periodo, poi, si parla molto della crisi della politica e della partecipazione è siamo fortemente convinti che una delle motivazioni di questo senso diffuso di sfiducia nei confronti di quello che appartiene alla politica sta proprio nella non capacità dei partiti e degli stessi uomini che fanno politica nelle istituzioni, di ascoltare e di farsi vedere, se non a lottare, almeno a cercare di informarsi rispetto alle questioni che vengono portate avanti dai cittadini. Un politico, deve provare a comprendere le ragioni e decifrarle in nome dell’interesse pubblico, dunque di tutti, attivando un confronto reale con coloro che sono coinvolti in determinate scelte, mettendo a disposizione della comunità, tutte le informazioni che possono essere utili per decidere su di un fatto. Questa è la Politica partecipata, sicuramente faticosa, ma unica prospettiva per il futuro. Altrimenti si lascia il campo a interessi di pochi che si organizzano in liste c.d. civiche, che dicono di volere volare alto per difendere i cittadini, ma poi rimangono terra terra per portare avanti battaglie personali, ed anche un po’ contraddittorie ed incoerenti, e che servono a qualcuno soprattutto per regolare conti del passato. In questo senso la vicenda dell’Aeroporto di Ampugnano è lampante.

Ampugnano e i limiti dei politici e della politica.

Dietro la vicenda del possibile ampliamento di Ampugnano sta tutta la incapacità della politica di dialogare e di ascoltare i cittadini ed al Comitato contro l’ampliamento dell’Aeroporto vanno due meriti: primo quello di essere riuscito a rompere questa cortina di silenzio intorno ad una scelta che pochi, troppo pochi e rappresentativi solo di qualcosa, stavano iniziando a costruire; secondo quello di essere riusciti in un estate torrida a mettere insieme più di duecento persone diverse per culture ed appartenenze che si incontrano, studiano e discutono non del proprio orticello come qualcuno – ahimè sempre politico – vorrebbe far passare, ma dell’intero territorio della provincia e di quale modello di sviluppo vuole abbracciare ad hanno iniziato a produrre materiale per informare tutti, ma proprio tutti i concittadini. Personalmente abbiamo partecipato ad alcuni di questi incontri per capire e siamo rimasti favorevolmente colpiti da come il Comitato usi per le sue decisioni il metodo del consenso. Molti, infatti, in questi giorni parlano di scelta che dovrà essere costruita con il più ampio “consenso” possibile. Diciamo che in queste dichiarazioni c’è subito l’affermazione implicita che l’aeroporto a Siena andrà fatto. Si tratta solo di “costruire il consenso”, che però è cosa diversa da praticarlo. Il consenso si cotruisce con tecniche che fanno filtrare solo le informazioni a favore di un determinato evento e non le cose sfavorevoli. Un tecnica – non ce ne vogliano alcuni – di manipolazione che appartiene ad altre culture politiche! Ed infatti sull’Aeroporto di Ampugnano abbiamo letto dichiarazioni diverse e documentabili di importanti ed autorevoli concittadini e politici, che parlano di 4.000.000 milioni di passeggeri entro il 2020.

Sull’Aeroporto devono decidere i cittadini non i soliti noti!

Ora è evidente che un affermazione di questo tipo è giustamente capace di attivare ed allarmare dei cittadini che vivono in un determinato territorio ed è legittimo pretendere una discussione pubblica e partecipata. Parlare di quei numeri significa che nella nostra provincia si costruirà nei prossimi dieci anni, un aeroporto della stessa grandezza di Ciampino! Questo significherà che il nostro territorio e la sua sostenibilità verranno cambiate radicalmente: inquinamento, rumorosità, stravolgimento dell’assetto ambientale e dunque anche della c.d. biodiversità di fauna e flora proprie di una vasta zona tra le più pregevoli della nostra regione. Per non parlare della questione dell’acquifero del Luco che è uno dei più importanti serbatoi naturali di acqua della nostra regione e che il Piano Territoriale Provinciale dichiara di volere tutelare e preservare. Allo stesso tempo la Provincia di Siena organizza costosi convegni che dichiarano Siena la prima provincia italiana deCO2izzata mentre però, poi, si vuole un aeroporto che di anidride carbonica dannosa per tutti ne produrra tanta…Una bella contraddizione! Ma molte sono le cose che per costruire il consenso necessario per realizzare l’aeroporto, come afferma Ceccuzzi, ci si scorda di dire ai cittadini. Il metodo del consenso è più complicato: il suo presupposto e che tutti ma proprio tutti possano conoscere, avere elementi per decidere e scegliere in modo consapevole cosa si intende fare e se appunto si è d’accordo. Le nuove esperienze della Sinistra nel mondo ed in Europa lo stanno sperimentando e stanno ottenendo grandi successi. Leggiamo però, che sta alla saggezza degli amministratori decidere: noi crediamo che gli amministratori debbano soprattutto sforzarsi di capire quali i bisogni reali dei cittadini e cercare di rappesentarli sempre non solo quando gli si chiede il voto. Dunque i politici, i partiti, gli amministratori e chiunque conosce i progetti di sviluppo di Ampugnano invece di invocare la saggezza e dirsi favorevole, li metta a disposizione della comunità tutta. Chi vuole un grande aeroporto ad Ampugnano dica ai cittadini il perché. Mettiamo in grado l’intera comunità di discutere e di decidere se a questo territorio serve una Ciampino bis oppure serve potenziare la rete ferroviaria e mettere nelle condizioni di raggiungere Roma e Pisa dove ci sono importanti aeroporti in meno di un’ora e mezzo. Apriamo la discussione, apriamo i luoghi della politica a tutti coloro che vogliono partecipare alla discussione. Questo per un partito di sinistra come Rifondazione è l’orizzonte. Sicuramente si tratta di un percorso lungo e faticoso, ma è meglio delle scorciatoie e delle decisioni dei pochi.

Francesco Andreini e Fiorino Iantorno – Gruppo Consiliare R.C.-Sinistra Europea, Siena
Angela Bindi e Susanna Bandinelli – Gruppo Consiliare R.C.-Sinistra Europea,  Sovicille





Attenti al Gori-i-i-lla!!!

18 08 2007

gorilla.jpg

“Attenti al Gori-i-i-i-lla” cantava il grande De Andrè: un Gorilla simpatico che faceva giustizia delle ingiustizie e si levava la verginità senza fare troppi complimenti.

Il Gorilla è anche lo pseudonimo di un caro lettore del mio piccolo diario di bordo che ha deciso di inviarmi ogni tanto dei pezzi. Lo stile è quello del Gorilla deandreiano e non condivido tutto quello che pensa e che scrive, ma mi piace è questo mi basta. Ogni tanto dunque pubblicherò sul mio blog le idee del Gorilla che non ha voglia di aprirsene uno tutto suo. Mi ha già annuciato che il primo pezzo sarà sull’aereoporto di Ampugnano. Non sapete nulla? Sembra che qualcuno abbia deciso di farlo diventare una sorta di Malpensa 2 con circa 4.000.000 di passeggeri nel 2020…Scrivi Gorilla, raccontaci un pò…





Ma di che vi fate?

2 08 2007

foto_10918914_54010.jpg

Ieri a Roma l’Udc ha deciso di sottoporsi ad un test antidroga massiccio. Gran parte dei parlamentari del partito di aspirazione – pardon – di ispirazione cattolica si sono messi in fila per dimostrare che la vicenda Mele – festino a base di cocaina e squillo – è stato uno scivolone. Il “PierFerdi” è risultato insieme a tutti gli altri “negativo” al test. Senza ombra di dubbio ieri è andata in onda ancora una volta una pagina di cattiva politica. Anzi di cattivo gusto, perchè tutto quello che è successo ieri a Roma, non ha nulla a che vedere con la politica. Il Parlamento italiano sembra oramai trasformato in un grande reality show dove ci si preoccupa del colpo di scena mediatico e non ci si preoccupa dei problemi reali del Paese… Si capisce perchè in questo momento la Politica ed i politici siano la classe più bersagliata dalla critiche, ed è anche difficile difendere questa politica bassa da reality show di quart’ordine. Mentre i parlamentari dell’Udc si sottoponevano al test anti droga 4 lavoratori morivano di lavoro. Le televisioni non ne hanno parlato: si sono affrettate invece a farci vedere il “Pierferdi” con in bocca la provetta per la saliva e i deputati della sinistra c.d. radicale che distribuivano mele e profilattici… Nel frattempo a Taranto moriva un ragazzo di 26 anni nella industria siderurgica con il più alto tasso di incidenti sul lavoro e altri tre lavoratori morivano nelle province di Brindisi, Lecce e Bari. A questi aggiungiamo tutti gli incidenti che colpiscono i lavoratori a nero italiani e non italiani, che non vengono denunciati e che distruggono la vita e la possibilità di riuscire a far vivere in maniera appena dignitosa le proprie famiglie. Su questi fatti non mi sembra che i politici dell’Udc si siano indignati e che ne so, abbiano rilasciato dichiarazioni o abbiano lanciato una campagna di verifica sulle condizioni di lavoro degli italiani. Anche la sinistra c.d. radicale latita e il Partito Democratico è distratto ad organizzare le primarie. Forse il vero problema sta nel fatto che alcuni parlamentari ieri siano risultati negativi al test antidroga. Forse assumere qualche droga leggera, che per la precisione non crea dipendenza, li può aiutare ad allargare i propri orizzonti e guardare oltre i saloni dorati del Transatlantico. Così ci si accorgerebbe di una Italia dove gli italiani sono sempre più poveri, sempre più infelici, sempre più egoisti sempre più soli. Dove per portare a casa 700 € devi rischiare la vita ogni giorno e dove morire di lavoro o rimanere invalido non fa più notizia perchè non è l’eccezione, ma è appunto, la regola. Scrivendo queste righe rischio di essere demagogico, e rischio di scrivere banalità. Il mio unico lettore mi potrà dire “Hai scoperto l’acqua calda!”. Si, è vero, ma se è così banale perchè nessuno fa nulla? Possibile che in questo nostro paese la “gente normale” non interessa più a nessuno? Possibile che Domenico Occhionegro classe 1982 se ne va mentre magari programmava le ferie con la sua ragazza e invece dobbiamo vedere le pagine dei giornali e delle televisioni occupate da dibattiti sulle indennità per i parlamentari soli? Ma la solitudine di Domenico e dei suoi cari e dei tanti che hanno subito una perdità per un incidente sul lavoro non chiede indennità di nessun tipo. Chiede solo un po’ di dignità e un po’ di rispetto. Niente di più.