Senza Giustizia.

14 11 2008

genovag8_4-1Ricordo ancora quella sera alla Diaz. Ricordo le grida; i genovesi dai balconi che urlavano contro i poliziotti ed i carabinieri; l’elicottero troppo basso che volava sulla Pascoli; i lampeggianti azzurri dei cellulari e delle volanti che iluminavano gli uomini in blu; i poliziotti in borghese con la maglietta del GSF e la bandana tirata sul viso che brandivano i manganelli; tutti gli assolti, tranne uno, che si affannavano, parlavano, davano ordini ed entravano ed uscivano dalla Diaz. Lo ricordo bene e questi 7 anni non hanno cancellato nessun particolare dalla mia testa. Anzi, quasi in un operazione di recupero della memoria più passa il tempo più ricordo particolari. Ricordo Gratteri con il casco blu sulla testa e la fascia tricolore che guidava i poliziotti e dava disposizioni ai suoi attendenti. Lo ricordo bene e mai lo dimenticherò. Ricordo la faccia di tutti i ragazzi e le ragazze che uscivano massacrati dalla Diaz e ricordo la ragazza inglese con i rasta pieni di sangue che mentre viene portata via in barella, mi lascia in mano il suo diario. E ricordo di essere entrato con il compagno Alfio Nicotra subito nella scuola Diaz. Mi viene ancora la pelle d’oca. Mi viene ancora una rabbia che non diminuisce e che stasera è una marea che mi travolge e mi affoga. L’odore del sangue fortissimo, le macchie di sangue sui termosifoni, i sacchi a pelo e gli zaini completamente svuotati segno di una violenza senza misura. Le impronte rosse di sangue degli anfibi dei maledetti poliziotti su tutto il pavimento. I denti a terra vicino ad un cesso pieno di sangue. Sulle scale le strisce di sangue di qualcuno che è stato trascinato giu. Non sono riuscito a piangere. Non sono riuscito a gridare. Non sono riuscito a non odiare quegli uomini. Li ho odiati con tutto me stesso ed anche di più. Per circa due mesi ho dormito poco. Sono stato male. Ma ho creduto, ho sempre cercato di credere che la giustizia sarebbe arrivata. Era successo qualcosa di troppo esagerato, una assenza di diritto così forte che non poteva non essere punita. MI era evidente, che Genova, non poteva rimanere senza giustizia. Ed invece eccomi stasera, a scrivere quello che non avrei voluto scrivere. Righe piene di rabbia, di delusione perchè i mandanti della carneficina, i mandanti della macelleria cilena – lo ha detto Fournier – sono stati assolti. Senza giustizia: tutti noi senza giustiza. Domani qualche giornale di sinistra griderà alla vergogna, tanti altri riporteranno la notizia come se si trattasse di normale cronaca giudiziaria e i 13 condannati a qualcuno sembreranno tanti. Invece questa sentenza ci offende, offende le vittime di quella violenza, ma soprattutto offende la nostra Costituzione ed il nostro paese. Ci lascia tremendamente soli e senza giustizia. Senza giustizia è la Diaz; senza giustizia Carlo Giuliani;senza giustizia le vittime delle violenze di quei giorni. Il messaggio è chiaro: in Italia “servitori dello Stato” possono violare la costituzione, picchiare liberi cittadini, inventare false prove e stare tranquilli. Anzi di più. Ma è chiaro però, che senza giustizia non c’è pace e mai dovremo accettare l’oblio in cui vogliono cacciare quei giorni ed ammazzare la nostra democrazia. Non possiamo rassegnarci per l’amore che abbiamo alla nostra Costituzione, non possiamo accettare questa sentenza e non possiamo accettare che i Gratteri vivano in pace. Credere nella verità non comporta credere nella giustizia. La nostra Verità è altra ed è quella corale di tanti che c’erano, che hanno visto e che hanno sentito i racconti. I gratteri da oggi e con più intensità, nel rispetto della nostra Costituzione non possiamo lasciarli in pace. Noi senza giustizia, loro senza pace.

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3 responses

14 11 2008
giusi

Anch’io ricordo quei giorni…non ero a genova, ero in sicilia per problemi familiari, ma ho seguito quelle giornate tragiche attraverso alcuni amici che avevano a genova i figli e che tentavano via cellulare di sapere che succedeva alla diaz ( c’è bisogno di dire che angoscia vivevano quei genitori libertari ” di sinistra” ?). Poi altri amici che genova c’erano stati, mi raccontarono quello che avevano proprio visto…poi i ragazzi tornati dagli orrori della diaz mi dissero quello che avevano subito…
Sono senza parole, ma solidale con te, se la solidarietà si può esprimere in questo silenzio esterefatto.
ciao giusi

20 11 2008
Francesco Chiantese

La mia solidarietà, invece, può avere solo senso in una azione.
Ero ad un convegno di teatranti, a Scandicci, l’altra mattina quando si è saputa la notizia; ed ho vomitato per dieci minuti.
Vomitato per senso di impotenza.
Impotenza.
Impotenza, Fiorino;
impotenza.

Adesso abbiamo certezza che, all’interno delle strutture democratiche che i nostri padri hanno costruito, non avremo mai giustizia.

Occorre percorrere altre strade, e credimi se te lo dico, conosco il peso di questa affermazione, conosco tutta la fallacità di questa affermazione, conosco tutta la tristezza di questa affermazione.

Trovare altre strade fuori dalla struttura democratica che immaginiamo insostituibile.

La democrazia è forse un’utopia assai più grande delle altre.
Io credo nella democrazia, molto; ma non credo che la democrazia sia adatta a tutti i popoli, non credo che la democrazia sia adatta a tutti i tempi, tremo nella consapevolezza che la democrazia non è adatta a questa Italia, e non è adatta a questo momento della storia di questa Italia.

Mi fa paura questa fiducia nella democrazia di cui sento parlare in giro, che mi appare vagamente come il bisogno che tutti noi sentiamo, di sarcene tranquilli.

Perchè ogni variazione di pensiero, ogni frammento di azione, ha un prezzo che entra nella sfera del personale.
Un prezzo che nessuno, ne la storia, ne questo o quel personaggio politico, può pagare.

Eppure, io come altri, non so immaginare qualcosa di diverso dalla democrazia, ma mi convinco sempre più che questo deficit immaginifico sia un vincolo da superare.

Ci ritroviamo nuovamente in un momento della storia italiana, se di Italia vogliamo parlare, in cui il cancro del demandare la cura di se all’uomo forte, all’uomo spregiudicato, alla fallica rappresentazione della volontà senza i vincoli della morale, di una qualsiasi morale, avvolge la maggioranza dei nostri concittadini.

Basta questo, questo virus che ci torna addosso, a far saltare qualsiasi speranza democratica.

Allora dobbiamo saper reimmaginare nuovi scenari per la nostra società.
Nuovi scenari, un assillo.
Nuovi scenari, un cavillo.
Nuovi scenari, una ossessione.

Democrazia l’è morta, non è una provocazione.
Democrazia, appunto adesso, in Italia, è veramente morta.

Tornare ad immaginare un diverso scenario, dev’essere l’obiettivo di una sinistra extraparlamentare.
Reimmaginare.

Comincio a credere che, voi politici di sinistra, dovete giocarvi il ruolo fondamentale di chi sta fuori dai giochi. Da chi deve stare fuori dai giochi.
Non avrei mai pensato di dirlo, ma ringrazio iddio che siete fuori dal parlamento.

E’ lì che bisogna stare adesso.
Senza fretta di rientrare.
E’ li che adesso dovete stare.
E’ un vostro dovere.

In ogni tuo passo, Fiorino, in ogni tuo passo e te lo dico da sconosciuto, ci dev’essere il segno di quell’incapacità di piangere che hai sentito.

Ci dev’essere un rapporto stretto, senza troppe traduzione, tra il sentimento che proviamo ed il segno che lasciamo.
Questo insegno in teatro quando spiego a qualcuno cosa vuol dire efficacia del segno.

Scusami, sono sempre lungo.
Ma prendilo come un buon segno di fiducia.

29 11 2008
Barbara

Noi apprezziamo in pieno le vostre idee. Al giorno d’oggi… chi non ha voglia di vomitare (almeno x 10 min) guardando qualsiasi servizio in tv di questa portata…

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