Mettiamoci la faccia: non perdiamo il senso della misura!

14 10 2008

Ho scoperto oggi di un blog portato avanti dal Prof. Grasso (www.ilsensodellamisura.com) dove sono stato tirato in causa da un tale che si firma Archimede. Questo blog vuole portare avanti una campagna di trasparenza sull’Università e dunque trova il mio pieno appoggio. Non condivido però che ci siano anonimi firmatari di offese e di sospetti. Personalmente ho già lasciato il mio commento e come dire non ho nulla da temere. Dunque buon lavoro a l Prof. Grasso e al suo blog con la speranza e l’invito a non accogliere chi nn si firma. Manca di coraggio…e in tempi poco chiari,di coraggio ne serve ancora di più.

RISPOSTA A TALE ARCHIMEDE

Chiarissimo Prof. Grasso,
Le faccio innanzitutto i complimenti per il suo blog. Sono un sotenitore della c.d. e-democracy e credo che i blog siano appunto, un elemento di trasparenza e di partecipazione diretta. Anche io nel mio piccolo ne  ho uno dove inserisco le mie posizioni riguardo alle questioni più varie.
Mi piace anche il fatto che appunto, Lei come me, ci mette la faccia e si assume la responsabilità di quello che dice. Devo però rammaricarmi che non tutti i suoi lettori fanno lo stesso. Questo è negativo in quanto se si vuole portare avanti la politica della trasparenza e della legalità, bisogna metterci sempre come fa lei, e come fanno Lorè ed Ascheri il nome e la faccia. Chi si firma colombina o pitagora non credo possa essere di questa partita e men che meno può dire di volere la trasparenza.
Non sono trasparenti per prima loro. Nascondono la propria identità e dunque, hanno qualcosa,  di poco chiaro da celare. Credo che un blog serio come è il Suo professore, impegnato in una battaglia importante non dovrebbe ospitare tali interventi, perchè appunto squalificano e riducono la serietà e la reputazione del Suo punto di vista. La invito dunque – per il bene della democrazia e della trasparenza – in quanto moderatore a non pubblicare interventi non firmati. Mettiamoci la faccia. Non c’è nulla da temere, nemmeno contro i c.d. poteri forti: le battaglie vanno condotte alla luce del sole altrimenti perdono di efficacia o possono alimentare i sospetti di qualche secondo fine.
Inoltre chi fa accuse e non si firma certamente ha la coda di paglia e forse sa di non dire la verità. Manca del senso della misura, volontariamente o per qualche secondo fine.
In particolare tale Archimede butta il sospetto su di me e sui miei comportamenti quando sono stato Rappresentante degli Studenti in Consiglio di Amministrazione dell’Università e per la precisione si fa la domanda retorica di come io ho votato sui bilanci. All’epoca ero in Consiglio con Lei Prof. Grasso, che credo possa testimoniare che nonostante fossi un giovane alle prime armi e dovevo guardare principalmente alla questione dei provvedimenti per gli studenti,  sconfinavo insieme ad altri studenti anche in altre questioni. In particolare si può andare a vedere il mio comportamento sui bilanci alle pagine web  dell’Ateneo e  si scoprirà che ne ho votati meno del Prof. Grasso e che ho portato avanti insieme all’amico Di Gioia una battaglia che all’epoca veniva considerata residuale e poco importante dai membri del Consiglio. Mi riferisco all’adozione del “Nuovo Regolamento Amministrativo Contabile” : all’epoca ho sostenuto in ogni sede per circa un anno e mezzo che il nuovo regolamento svuotava radicalmente di poteri il C.d.A. ed in particolare, veniva a diventare più difficile la possibilità di controllare i bilanci da parte dei singoli Consiglieri. Ricordo sedute piùttosto vivaci che portarono anche a far saltare ed a rimandare l’approvazione di tale documento per diversi motivi, uno ad esempio è che mancava il parere del Collegio dei Revisori dei Conti, cosa che fu messa in eveidenza solo dagli studenti. Per la precisione potete confrontare i verbali della del C.d.A. del 17 maggio  1999 dove il Rettore Tosi portò un Regolamento predisposto da Riccaboni, Interi, Colucci, Bruni ed integrato dalle osservazioni di un gruppo di lavoro predisposto dal Senato dove vi erano Belli, Santoro, Focardi,  che  facemmo come studenti, non approvare in quanto mancava del parere dei Revisori.  Inoltre potete confrontare il verbale della riunione del  C.d.A. del 17 aprile del 2000 punto n.5 dell’Odg dove potrete leggere la mia dichiarazione. Avemmo fortuna o fummo profeti? Non lo so. So solamene che personalmente mi era caro il tema del controllo: ero uno studente di Giurisprudenza di questo Ateneo e poiché giustamente, i nostri docenti ci facevano studiare la culpa in vigilando, noi in Consiglio di Amministrazione applicavamo quello che ci facevano studiare. Almeno ci provavamo. Oggi i consiglieri di amministrazione dovrebbero fare altrettanto e depositare – per tornare al coraggio delle proprie idee – una mozione di sfiducia nei confronti del Direttore Amministrativo Loriano Bigi, che secondo il Diritto con la sua culpa in vigilando ci può riempire il c.d. buco. Ma nessuno lo fa… Come mai? Questo un semplice chiarimento che spero Lei Prof. Grasso, in quanto all’epoca  mio collega, potrà confermare pubblicamente sulle pagine del suo blog. Concludo ricordando che Archimede finanche in punta di morte ebbe il coraggio di opporsi al soldato romano che lo trafiggeva durante il sacco di Siracusa e lo fece mettendoci la faccia. La prego dunque di c.d. Archimede di dichiararsi e di non infangare la memoria del grande studioso Siracusano. Non ne ha nemmeno un briciolo di quel coraggio. Grazie.

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14 10 2008
Giovanni Grasso

Tolgo provvisoriamente il bavaglio perché ho il dovere di confermare che, alla fine degli anni ’90, gli studenti che dettero realmente un contributo ai lavori del CdA dell’ateneo furono Iantorno e Di Gioia. Confermo pure l’episodio sul rinvio dell’approvazione del “Nuovo Regolamento Amministrativo Contabile” ma non sono convinto che quel regolamento «svuotasse radicalmente di poteri il CdA» e rendesse «più difficile il controllo dei bilanci da parte dei singoli Consiglieri.» Infatti, se risultasse vero che il “taroccamento” dei bilanci è cominciato con l’esercizio 2002 (del CdA non faceva più parte Iantorno, Di Gioia ed il sottoscritto) si potrebbe, semplicisticamente, scaricare la responsabilità anche sul regolamento. Ma la realtà è ben diversa; l’esistenza di una contabilità parallela (della quale si parla anche in questi giorni), renderebbe evidenti cause e responsabilità del dissesto.
Una frase del commento di Iantorno è emblematica dell’atteggiamento che la rappresentanza studentesca ha nel CdA: «dovevo guardare principalmente alla questione dei provvedimenti per gli studenti e … sconfinavo anche in altre questioni». Par di capire che interessarsi dei bilanci dell’ateneo, per uno studente, rappresenti uno sconfinamento. Vorrei, invece, ricordare che l’art. 49 del nostro Statuto dice che «Il Consiglio studentesco … esprime al Consiglio di Amministrazione ed al Senato Accademico parere obbligatorio… sul bilancio (…)». Orbene, è pessima consuetudine nel nostro Ateneo inviare ai consiglieri lo schema di bilancio il giovedì o il venerdì (il CdA si riunisce il lunedì successivo). In tal modo, il Consiglio studentesco, impossibilitato ad esprimere il necessario parere, consiglia gli studenti di esprimere un voto di astensione sui bilanci. Invece, sarebbe molto più costruttivo per tutti che il Consiglio studentesco imponesse all’amministrazione universitaria il rispetto del dettato dell’art. 49 facendosi inviare i bilanci per tempo.
Su tutti gli altri temi sollevati da Iantorno mi rimetto il bavaglio. Vorrei solo ricordare che non pubblicare gli interventi anonimi vuol dire stravolgere completamente l’impostazione di questo blog.

Giovanni Grasso

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