UNA GRANDE NARRAZIONE CORALE PER USCIRE DALLA CRISI

6 10 2008

Potrà sembrare un paradosso, ma la grave crisi in cui versa il nostro Ateneo potrebbe se compresa fino in fondo, trasformarsi in una opportunità per la nostra Università. Capire lo stato di crisi non significa però solamente, fare ordine nei conti. I bilanci sono solo un sintomo della crisi che vive l’istituzione Università nel nostro paese e naturalmente, anche nella nostra città. Le leggi degli ultimi venti anni che hanno dato agli Atenei l’autonomia finanziaria e didattica non sono state in molti casi, usate correttamente. Il mix delle due autonomie ha fatto divenire i nostri atenei tante città stato in competizione perenne fra loro. La competizione naturalmente, si è giocata sulle spalle degli studenti che sono diventati una merce da conquistare. Ma non si è scelto di migliorare i servizi, di potenziare il sistema di diritto allo studio, di migliorare la didattica, si è scelto in molti casi, di far nascere corsi di laurea di tendenza che strizzavano l’occhio alla moda del momento. L’introduzione del tre e due ha poi, fatto diventare lo studente una sorta di automa docile che, schiacciato dalla rincorsa del credito non può vivere a pieno l’Università come momento formativo ed anche di libertà di espressione e di conoscenza. Basti guardare alla crisi di un istituto come l’Erasmus, che era prima della riforma, tra i più gettonati fra gli studenti stessi. L’autonomia finanziaria ha permesso anche operazioni agli atenei di “colonizzazione” dando la possibilità di delocalizzarsi nei territori limitrofi facendo sorgere poli universitari che non guardano alle specificità di questi, ma replicano soprattutto nei difetti, le grandi facoltà centrali. Alcuni scandali, molti anche enfatizzati più del dovuto, hanno dato il colpo di grazia ad una Istituzione che in questo momento appare appannata. La crisi dell’Università di Siena non prescinde da questi aspetti. Ma può diventare un occasione per la nostra comunità universitaria. I giudizi di questi giorni letti sulla stampa hanno consegnato alla opinione publica l’immagine di una Istituzione alle corde e in molti e, soprattutto la politica, hanno dettato la ricetta all’Università per uscire dalla crisi. Alcune di queste ricette però, mi sono apparse troppo semplici e forse troppo vogliose di togliere alla nostra Università quell’ autonomia positiva che ne hanno fatto in 767 anni una delle istituzioni principali della nostra città e dell’Europa intera. Il nostro Ateneo, i suoi lavoratori, gli studenti non possono essere mortificati e ridotti allo stereotipo dell’inefficenza. E per dimostrarlo dobbiamo cogliere tutti insieme questa occasione per far comprendere che l’Università di Siena è capace di autoriformarsi, di uscire da questa crisi più forte di prima. Dobbiamo però ribaltare l’idea dell’Università luogo del favore. Nella nostra Facoltà di Giurisprudenza insegnamo e pretendiamo che i nostri studenti sappiano che cosa è la culpa in vigilando e quali le pene. Nella Facoltà di Lettere e Filosofia studiamo l’etica della responsabilità; nella nostra Facoltà di Economia insegnamo ai giovani i modi per amministrare bene le aziende e le istituzioni pubbliche. Bene, dobbiamo dare un segnale chiaro a chi in questi giorni ci guarda e ci osserva e dimostrare che non siamo il luogo appunto, dell’eccezione, ma che le cose che insegnamo siamo i primi poi ad applicarle al nostro interno. Il Rettore è dunque, chiamato a fare subito scelte chiare e coerenti con i principi che difendiamo ma, allo stesso tempo dobbiamo rafforzare il nostro senso di comunità mettendoci immediatamente al lavoro tutti e tutte per risolvere questo momento delicato. Non servono ricette di uno solo. Serve invece, una narrazione corale di tutta la comunità. Docenti, personale tecnico amministrativo studenti e studentesse dobbiamo aprire una discussione ampia e partecipata al nostro interno, lavorando insieme ad un progetto nuovo di Università, mettendo da parte il particulare di ognuno di noi. Nel corpo diffuso del nostro Ateneo ci sono le capacità per riuscire a rafforzare il prestigio e per scrivere un progetto comune e virtuoso che possa rilanciare l’Ateneo che deve si guardare al suo territorio, ma deve rimanere autonomo e capace difendere gelosamente l’autonomia positiva che l’ha fatta diventare un moltiplicatore di sapere e di opportunità per la nostra città. Mai come adesso la nostra comunità si deve stringere in un solo corpo e dare i segnali a tutti che l’Ateneo è capace di rilanciarsi, di crescere e di non fuggire alle proprie responsabilità. Solo così potremo dimostrare che nella nostra Università c’è si un buco, ma non abbiamo nessun buco di idee sulle cose che dobbiamo tutti insieme fare.

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4 responses

7 10 2008
Francesca

… e con questa retorica vecchia e senza nessun riscontro nella realtà, dove vuoi andare: dove è andato il nostro partito?…

7 10 2008
fiorinoiantorno

Grazie Francesca. Il problema, almeno secondo me, è che in una realtà sana e di un mondo giusto, qualcuno avrebbe già pagato di quelli che hanno le responsabilità. Purtroppo invece leggendo i giornali, con l’arrivo del Commissario, saremo noi a pagare perchè ci sarà quasi certamente la trasformazione dell’Università in Fondazione.

14 10 2008
mario ascheri

Caro Iantorno,
scopro solo ora, e me ne dispiace, questo sito!
Il tuo discorso è nobile, ma anche troppo, e Francesca ha ragioni da vendere. Esortazioni al volemose bene in questi casi sono pannicelli. Capacità di autorifondazione, ma dove? Hai visto i nostri intellettuali che proposte hanno fatto? La maggior parte zitti e al massimo trescano sul modo migliore per affondare Focardi e prenderne il posto e tornare ai meravigliosi tempi di Berlinguer-Tosi. Credi no?
Hai fatto un discorso che poteva fare vent’anni fa Berlinguer (Luigi, non Enrico che sapeva fare anche discorsi veramente realistici come quando condannò la partitocrazia), catto-comunista da manuale.
Bisogna scavare al di là delle chiacchre e ora mi sembra che tentino di farlo, pur con tutte le ingenuità che talora affiorano, su
ilsensodellamisura.com
Partecipa anche tu, che mi pare sei stato anche citato – ma non chiedermi perché…leggo sempre come una freccia: ho dieci tesi la settimana prossima da discutere tra Siena e Roma.
già il discorso dei carichi di lavoro anche andrebbe fatto: tu sai bene che alluniv. c’è ci lavora per tanti che fanno poco o nulla, tra docenti e non docenti senza grande differenza. Cosa proponi, caro sulle questioni concrete come questa?
La sinistra perde a mio avviso perché ha perso la capacità propositiva: solo no (anche a bischerate, come è la 133 intendiamoci), senza saper proporre altro che continuare come prima. Ossia, premiando di fatto e senza volerlo beninteso l’incompetenza e i fannulloni, mentre la percentuale di figli di operai all’Università scende anziché salire. Partiamo da qui se siamo di sinistra vera…
Mario Ascheri, collega al cons. com. di Siena

1 12 2008
fiorinoiantorno

Mario Ascheri si lamenta che in google mettendo il suo nome appaiono subito i post di questo piccolo blog. Poteva essere peggio se i suoi post non venivano nemmeno pubblicati… invece li trova tutti anche se si lamenta.
Per quanto riguarda la questione: le polimichette politiche nn possono arrivare alle fandonie. Ma proprio perchè le Liste Civiche ci ricordano spesso della possibilità del ricorso ai giudici, saranno questi a giudicare.
Buona lettura
_________________________

Mario ASCHERI ha scritto:

Questo è il messaggio che potrebbe essere utilmente caricato!
GRAZIE dell’ospitalità! m.

Mi hanno segnalato che questo passo del sito del cons. di Siena Iantorno è tra i primi a comparire se si cerca il mio nome in Google; arriva anche prima dei miei libri, cui ho dedicato qualche po’ di fatica maggiore!
Non credevo fosse così importante il passo (o Iantorno che riesce a farsi ‘postare’ in modo così privilegiato?). Morale: chi vuole sapere un po’ di più della gravità presunta di quello che ho osato dire, vada a leggersi il verbale della seduta.
Avverto con l’occasione che il democratico e popolare Comune di Siena, altissimo nei consumi di ‘cultura’ in Italia e quindi apparentemente ‘civile’, ‘aperto’, ‘trasparente’ ecc., non carica neppure i verbali del Consiglio Comunale! Non parliamo delle registrazioni televisive, di cui quindi è addirittura inconcepibile chiedere il caricamento a beneficio della democrazia senese! Scusate la prolissità: il verbale che ci riguarda è stato caricato in:
http://ilsensodellamisura.com/2008/10/universita-di-siena-i-brutti-risvegli-della-citta/
Buona lettura! Giudicate Voi se c’è qualcosa al di là della mera polemichetta politica… c’è solo da scusarsi per il livello generale, se mai…

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