Famiglia Cristiana in basso con gli ultimi

14 08 2008

A “Famiglia Cristiana” sono abituato. Un giornale che nella mia formazione è stato importante. Settimanale dei Paolini, lo si trova in ogni parrocchia dove, diciamo così, ci sono sacerdoti progressisti.

Il mio lo era. Ed io cresciuto tra l’oratorio e la FGCI ( Federazione Giovani Comunisti Italiani ) in un piccolo paese di 14.000 abitanti, l’ho letto e mi ci sono anche formato su alcune pagine di quel giornale.

E’ sempre stato e lo continua ad essere un settimanale cattolico, ma di un cattolicesimo democratico, che non sta sempre a giudicare l’altro, il diverso o a compiacere il lettore. Un cattolicesimo scomodo, quello di famiglia ciristiana, quel cattolicesimo che sta nella società e chiede alla Chiesa ed ai cattolici, di stare con gli ultimi.

Nel momento in cui nel nostro paese si toccano livelli altissimi di intolleranza, ho deciso di pubblicare l’editoriale di Famiglia Cristiana che tanto sta facendo discutere, perchè pur non condividendo tutto, mi sembra un richiamo forte a chi sie riempie la bocca dei valori del cattolicesimi, si inginocchia nelle CHiese e si dimentica troppo spesso, che Il Vangelo è sempre stato e sempre sarà, il Vangelo degli sconfitti, degli ultimi.

Buona lettura

IL PRESIDENTE SPAZZINO
NEL “PAESE DA MARCIAPIEDE”


Bene fa il Governo a prendere provvedimenti su annosi problemi. Ma riuscirà a fugare il sospetto che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

È un “Paese da marciapiede” quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.

A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il “banco delle occasioni”, coprendo con un gesto di pietà (anche qui “estetico”), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.

Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la “creatività” dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).

Tornando al “Paese da marciapiede”, ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla “politica del rattoppo”, o a quella dei lustrini?

La verità è che “il Paese da marciapiede” i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del “Presidente spazzino”, l’inutile “gioco dei soldatini” nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le “buffonate”, che servono solo a riempire pagine di giornali.

Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.

È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

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“La guerra è salute per lo Stato”

12 08 2008

Allo scoppio della prima guerra mondiale lo scrittore radicale Randolph Bourne scrisse che “La guerra è salute per lo stato” come ben ricorda Howard Zinn nel bellissimo “Storia del popolo americano”.

Ed effettivamente la prima guerra mondiale riuscì a rompere la fratellanza socialista che stava acquistando sempre più vigore in tutto il mondo e diede anche una spinta all’economia traballante del nuovo mondo che aveva bisogno di spingersi verso nuove zone, conquistare nuove fette di mercato.

Molte similitudini con quello che sta succedendo oggi in una parte di mondo piccola, mentre siamo distratti dalle Olimpiadi made in China.

Pubblico un pezzo del compianto Sbancor che può aiutare a comprendere meglio.

Fantapolitica? Non offendiamo la fantasia, qui siamo di fronte al cinico realismo.

****
Vampirismo geoeconomico

di /*Sbancor*/

Sulla scrivania ho tre schermi. Due sono di Bloomberg, il sindaco di New York. Uno manda in continuazione notizie dal mondo, l’altro disegna grafici su qualsiasi mercato, titolo, obbligazione o maledetta carta straccia “subprime” tu abbia in animo di analizzare e nel caso acquistare. Ma adesso non è proprio il caso.
Tenersi liquidi: questa è la parola d’ordine. Comprare, oggi non compra quasi nessuno.
Tranne i Sovereign Wealth Funds, dove vengono riciclati i petrodollari russi e arabi oppure i surplus commerciali del Far East.
Sull’altro schermo ho Google Earth. Sulla scrivania due libri: Il canto della missione <http://www.libreriauniversitaria.it/canto-missione-carre-john/libro/9788804567813&gt; di John Le Carré, e Hitler <http://www.libreriauniversitaria.it/hitler-genna-giuseppe-mondadori/libro/9788804573531&gt; di Giuseppe Genna.

E’ tutto ciò che mi ha accompagnato in questi mesi di depressione.
Qualcuno di voi potrebbe chiedersi cosa c’entrano i computer con i libri e perché stanno tutti sulla mia scrivania. Domanda stupida. Stanno sulla mia scrivania perché fino a un po’ di tempo fa sono stato troppo depresso per spostarli. Ma questa è una risposta stupida quanto la domanda. In realtà libri e computer descrivono la realtà. Ciò che sta succedendo ora, adesso. E le conclusioni che ne traggo non mi tranquillizzano. Anzi.

Sugli schermi vedo innanzitutto la crisi economica. Non sarà la prima e molto probabilmente neanche l’ultima. Eppure guardiamo le Borse mondiali. Dall’inizio dell’anno Shanghai ha perso il 31,96, Francoforte il 18,99 Tokyo il 18,18, Milano il 18%, Honk Kong il 17,85, Parigi il 16,16, Zurigo il 14,85. New York il 14,07, Madrid il 12,60, Londra l’11,69.

Si dice che la crisi è finanziaria e americana, che sono i “subprime” ad avvelenare il sistema. Ma allora perché Shanghai è al — 31,96%? E’ vero, Shanghai era sopravvalutata, lo sapevano tutti. Tranne i risparmiatori cinesi! Se cade la domanda americana, cadranno anche le esportazioni cinesi, e se i cinesi tenteranno di sostituirle con la domanda interna, crescerà l’inflazione, come sta già accadendo. Nessuno è immune dal contagio. Alcuni “catastrofisti storici” pensano che i cinesi incominceranno a sbarazzarsi dei dollari e dei titoli americani denominati in dollari. Per far cosa? Per comprare Euro registrando una perdita di valore di circa 1/3 per ogni dollaro venduto ora? Certo un riequilibrio delle riserve valutarie è possibile. Gradualmente. Intanto lo yuan è legato al dollaro e gode di una svalutazione competitiva che agevola l’export. Invertire questa tendenza sarebbe folle. Bretton Woods II funziona ancora. Male, ma funziona.

Eppure…

Osserviamo ciò che è accaduto con la fredda lucidità dell’economia — the dismail science diceva Carlyle.
Un settore periferico del mercato dei titoli americano, il più grande del mondo, va in crisi (vedi qui <http://www.carmillaonline.com/archives/2007/08/002339.html#002339&gt;).
La crisi tramite le “cartolarizzazioni”, cioè la trasformazione dei debiti in titoli, si allarga, prima agli Asset Backed Securities (ABS), poi ai Collateral Debt Obligations (CDO’s). A questo punto la crisi diventa una valanga. Tutti i titoli in cui si suppone la presenza di mutui subprime perdono di valore. Le Agenzie di Rating, i Soloni del pensiero unico economico, vengono prese alla sprovvista. Loro sono abituate a valutare la solvibilità di un debito, cioè la capacità di un creditore a restituirlo, non la volatilità di un titolo, cioè il suo cambiamento di valore sul mercato. Reagiscono ad agosto con l’improntitudine di chi si è fatto cogliere in fallo. Effettuano un downrating di migliaia di titoli. Le banche che li possiedono non reggono il colpo. Qualcuna fallisce, come la Northern Rock in Inghilterra, prontamente nazionalizzata. Altre vengono salvate odal banche pubbliche in Germania, altre ancora messe sotto tutela, come Societé Générale in Francia.
In America saltano almeno cinque banche specializzate in mutui casa.

Ma non è che l’inizio. Sempre ad agosto l’interbancario inizia a bloccarsi. Che vuol dire? Semplicemente che le banche non si fidano delle altre banche e chiudono i normali canali di finanziamento all’interno del sistema creditizio. Crisi di fiducia che si trasforma immediatamente in crisi di liquidità. Intervengono le Banche Centrali Europee, Americane, Giapponesi e Australiane per fornire liquidità al sistema. E’ un fiume di denaro che si riversa sulle banche. Centinaia di miliardi di dollari ed euro. Non basta. La crisi si ripete a ottobre, a dicembre, adesso. Le Banche centrali, la FED in testa, incominciano ad accettare titoli “illiquidi” in garanzia. Lo fa anche la BCE, ma non vuole che lo si dica. Sarebbe a dire che le banche prendono denaro a prestito dando in garanzia alle banche centrali carta straccia. Non Basta. La Bear Stearns, una delle più antiche banche d’investimento americane, è sull’orlo del fallimento. La FED interviene, anche se non potrebbe, in quanto i suoi interventi di salvataggio dovrebbero essere limitati alle banche commerciali. Ma Bernanke ha capito che se fallisce Bear Sterns non potrà evitare l'”effetto domino”. Salterà Leheman Brothers e forse qualcun altro.

Il salvatore, come nel 1907, è la J.P. Morgan — Chase. Nel 1907 John Pierpoint Morgan detto “the Magnificent” sventò la crisi e fece piazza pulita dei brokers e dei banchieri che non si sottomettevano al suo potere. Nel 1929 non ci riuscì. E fu la Grande Depressione. Oggi J.P..Morgan-Chase pretende un prezzo assurdo per Bear Stearns: due dollari ad azione. Meno di quanto valgono le proprietà immobiliari e il grattacielo di Bear, in Vanderbilt Avenue. Gli azionisti insorgono. J.P.Morgan senza fare una piega dice che è pronta a pagare cinque volte di più. Il prezzo è giusto. Quale? Bernanke approva entrambi i prezzi. Ne esce con le ossa rotte.
I mercati perdono fiducia anche nella FED.

Nuove iniezioni di liquidità. Iniezioni: già, come se fosse coca o eroina.
I drogati aumentano sui mercati. E bisogna evitare le crisi di astinenza da dollari o da euro. Le Banche Centrali ormai accettano di tutto in garanzia: CDO’s, ABS, carta straccia. In cambio concedono presiti al tasso di riferimento o a quello di sconto.

L’ago entra nelle vene finanziarie del sistema dolcemente, quasi senza sprigionare sangue. Quello è riservato ai contribuenti, che dovranno pagare i vizi, assai costosi, dell’aristocrazia venale che governa il mondo e oggi è in crisi anemica..

Ecco le svalutazioni bancarie dell’ultimo trimestre, in miliardi di euro: UBS 12,12, Citigroup 18,10, Merril Lynch 7,34, Morgan Stanley 2,30, Goldman Sachs 1,91, Credit Suisse 1,82, Deutsche Bank 2,50, Bear Stearns 1,75. Fortis 1,50, Creditagricole 1,15, Società Generale 1,52, Bank of China 0,83.

Perdite di sangue. Emorragie di denaro. Sintomi gravi, ma, temo, non terminali. I vampiri cercano sangue. E prima o poi lo trovano. Gli americani riscoprono J.M. Keynes.

Gli Stati Uniti, primo paese a dover affrontare la recessione, hanno finora deciso per un Economic Stimulus Package su cui il 24 gennaio scorso hanno trovato l’accordo il Partito Democratico e quello Repubblicano. Il piano ha un valore complessivo di 146 miliardi di dollari, pari a circa l’1% del PIL U.S.A.
Il piano ovviamente si accompagna agli interventi della FED ,che in cinque mesi ha ribassato di cinque volte il tasso d’interesse sui Fed Funds con un ribasso di 225 punti base e collocandolo quindi al 3%. Ulteriori tagli, forse addirittura per 75 b.p., sono previsti entro circa un mese.

Il piano americano anti-crisi dovrebbe riguardare circa 117 milioni di famiglie Sostanzialmente si basa su:

. Un sussidio fiscale minimo di 300 dollari e massimo di 600 per individui, e fino a 1.200 per le famiglie, con redditi inferiori a 75.000 dollari l’anno per gli individui e 150.000 dollari per le famiglie. La stima dell’amministrazione è che questo programma costerà circa 100 miliardi di dollari.
. Sgravi alle piccole imprese attraverso la deduzione del 50% del valore dei costi sostenuti per nuovi impianti e attrezzature. Le imprese beneficiarie saranno quelle con un reddito inferiore a 800.000 dollari. Il costo di questa parte del piano è pari a 50 miliardi di dollari.
. Innalzamento dei limiti all’acquisto di mutui da parte delle agenzie governative Fannie Mae e Freddie Mac, si tratta di agenzie che operano sul mercato secondario acquistando mutui e rifornendo quindi di liquidità il mercato primario del credito immobiliare.

In Italia neppure Turigliatto avrebbe il coraggio di proporlo. Eppure… E’ una goccia d’olio nel mare in tempesta della crisi.

Ma il vero keynesismo americano resta ancora quello militare. Tremila miliardi di dollari: questa è la cifra stimata da Joseph Stiglitz per le avventure belliche americane. Lui, da buon economista, dice che si tratta di costi. Ma se si trattasse invece di un investimento?

“Ogni crisi è crisi da sovrapproduzione”, diceva un vecchio economista tedesco (K. Marx). Alla sovrapproduzione si può reagire sul breve periodo iniettando denaro, disse un economista inglese (J.M. Keynes). Questo può avvenire tramite la spesa pubblica, civile o militare. I modelli econometrici dicono che la seconda è più efficace della prima. Ma che avverrà nel “lungo periodo”?
Nel lungo periodo “saremo tutti morti”, secondo Lord Keynes.

Oppure nasceranno nuovi mercati: il ciclo della riproduzione allargata farà un nuovo giro di valzer. La danza diverrà, però, sempre più spettrale, perché se la domanda ancora esiste, (in Cina, in India, in Africa, nella stessa ex URSS…) e si tratta di renderla “aggregata”, cioè pagante, le risorse naturali e la capacità del pianeta di continuare a reggere non lo sono. Con questo modello di sviluppo sono ormai in via di esaurimento.
Ne Marx, ne Keynes lo avevano previsto.
Non solo. Al mondo non si è mai vista una nuova egemonia economica che non fosse anche egemonia politica e militare. Questo vuol dire che, se vi sarà un “decoupling”, se cioè le economie dei paesi emergenti traineranno l’economia mondiale, dovrà esserci anche un “decoupling” politico e militare. Gli USA non hanno nessuna voglia di accettare questa ipotesi. Rinforzano la Nato: sono pronti ad allargarla fino a Georgia e Ucraina. Gli europei, che vedono con terrore i gasdotti che passano sotto la terra ucraina a rischio, se Putin chiude innervosito il rubinetto di Gazprom, lo impediscono.
Particolare significativo: la riunione si teneva nel Castello di Ceausescu a Bucarest. I Vampiri prediligono alcuni luoghi, piuttosto di altri…

***

Guardo Google Earth. Il mappamondo galleggia e poi scende, vertiginoso nelle zoomate.
Intravedo la prima linea del fronte di guerra: costeggia i confini della Grande Madre Russia: Bielorussia, Georgia, Ucraina, Armenia, Azerbaijan.
Rivoluzioni Arancioni contro il nazional-bolscevismo di Putin. Qui la NATO vuole creare le sue basi avanzate. Qui passano le pipelines che portano energia all’Europa.

Più a Sud l’Iraq.
Se ne è scritto troppo e troppo poco. Mi limiterò a un conto economico: prima delle guerre e dell’embargo, nel 1989, l’Iraq produceva 3 milioni di barili di petrolio al giorno. Oggi ne produce 2 milioni. La Cina consuma 7, 62 milioni di barili al giorno. Un anno fa ne consumava 7,24. Se il milione di barili in meno di produzione irachena fosse disponibile sul mercato, non vi sarebbe ancora squilibrio tra domanda e offerta. Nonostante Cina e India. Quesito: a chi giova la guerra in Iraq: ai rialzisti sul prezzo del greggio o ai ribassisti? Se non sapete rispondere compratevi una calcolatrice. O girate la domanda a un dirigente Exxon o Chevron o Shell, dopo esservi assicurati che abbia fatto il pieno di whisky.

La linea riprende: Iran, Afganistan, Pakistan, Belucistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Khirghisistan. Qui la partita è più dura e più complessa: a fronteggiare la Nato non c’è solo la Russia ma l’intero Gruppo di Shanghai <http://it.wikipedia.org/wiki/Shanghai_Cooperation_Organisation&gt;.
E in prospettiva, dunque, la Cina.

Ancora più a Sud il Corno d’Africa e il Congo. Heart of Darkness, fra capi tribali ex socialisti o integralisti musulmani, lottano fra loro per ricchezze che non possiederanno mai, perché già ipotecate dalle grandi compagnie multinazionali. Miniere di diamanti, pozzi di petrolio, coltan, materie prime. Inglesi, francesi, americani, olandesi succhiano l’anima nera dell’Africa.
Vampiri. Ancora Vampiri.

Neanche l’Europa è immune. Non solo a Est, ma anche a Sud. Una linea di guerra passa dal Kossovo, alla Turchia, alla Siria, al Libano, alla Palestina. Ma sembriamo non accorgercene. La stupidità non è un scusa: è un’aggravante.

Mentre a Lisbona il Trattato che costituirà la “Nuova Costituzione Europea”, peraltro non sottoposta a nessun referendum, ci lega sempre di più alle scelte della NATO. Nessuno ha il coraggio di dire che la NATO, dopo la caduta del muro di Berlino, è un “ente inutile”. Continuiamo così.
Vampiri.

L’ultima frontiera si sta creando in America Latina, fra la Colombia e il resto del continente sudamericano. Mentre il muro che separa il Messico dagli Stati Uniti è la smentita del NAFTA: i capitali e le merci possono circolare liberamente. Gli uomini no.

***

Guardo i libri. Le Carré racconta la “prima guerra mondiale africana” quella che dal Ruanda si è estesa al Kivu, Rpubblica Democratica del Congo. Quella che tutti hanno dimenticato prima ancora che iniziasse.
Genna scrive il primo romanzo su Hitler.

Parlano entrambi del male. Quel male che proviene dal non essere. Buco nero che attrae e distrugge in virtù non della sua forza, ma della sua stupidità e capacità di omologare a se stesso i comportamenti. Lo stesso male che Joseph Conrad (Kurtz) aveva intravisto risalendo il fiume Congo. Non entro nel dibattito letterario su Hitler. Altri l’hanno fatto e meglio di quanto lo possa fare io. Mi limito a notare una frase che mi ha colpito. Descrive il bombardamento di Dresda, la città morta. Duecentomila morti, gran parte bruciati vivi, sciolti dal fosforo a trecento gradi. Conclude: rilevando in Sir Winston Churcill “nessuna emozione”.

“La crepa propagata dallo zero umano che combatte si è aperta in sir Winston Churcill.
Il principio di simmetria del male.
Il gelo.
La constatazione del disastro perpetrato.
L’inutilità della strage condotta con lucida insensienza.
Grava la vittoria postuma di Hitler in tutto ciò”. (p.599)

Curioso. In quasi tutte le recensioni su Hitler, pochissime discutono la durissima implicazione politico-visionaria che ispira il romanzo: la vittoria postuma di Hitler nell’epoca della democrazia rappresentativa. C’è da chiedersi fino a che punto l’insensienza possa diventare stupidità. Forse, come temo, i due termini sono sinonimi.

Pubblicato Aprile 9, 2008