Fuori i Mercanti dal Tempio

18 01 2008

Invito tutti gli amici del blog a visitare la pagina  http://appellolaico.wordpress.com e sottoscrivere l’appello in solidarietà dei docenti della Sapienza. Grazie  

Si sentono e si leggono numerosi interventi sugli ultimi fatti che sono avvenuti all’Università La Sapienza. Si parla di intolleranza nei confronti del Santo Padre, di minoranza di studenti e di professoroni sconosciuti che in nome di un po’ di notorietà hanno messo su una scenata contro il Papa. Qualcuno è arrivato a dire che il Sapere ed il mondo universitario tutto, sono stati sconfitti da un manipolo di intolleranti. Non mi sembra che al Papa sia stato vietato di poter andare all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza. Facciomoci invece un’altra domanda: perché il Papa si è rifiutato di andare all’inaugurazione dell’Anno Accademico? Se è vero che si è trattato solo di una “minoranza” di studenti nullafacenti e di professoroni privi di spirito (cosa poco preoccupante, più preoccupante il fatto che sono privi di fondi per la libera ricerca) cosa ha avuto da temere il Santo Padre? Non credo che il Principe della monarchia più antica della terra possa avere paura di una contestazione di pochi. Tra l’altro il ligio ministro Amato aveva garantito la Santa Sede: nulla c’era da temere per la sicurezza del Papa. Credo che il Santo Padre abbia scelto di non andare all’apertura dell’anno accademico perché non accetta un principio fondamentale della nostra democrazia sancito dalla nostra Costituzione e che trova una delle sue massime espressioni all’interno dell’Università e cioè la possibilità per tutti di manifestare liberamente il proprio pensiero. Nessuno avrebbe vietato al Santo Padre di parlare, forse semplicemente, una “minoranza”, lo avrebbe contestato legittimamente e pacificamente, manifestando il proprio pensiero. Ma nel Papa è prevalso più che lo Spirito Divino, la debolezza dell’uomo. Infatti Ratzinger si è dimenticato di essere il Papa di tutti – anche di quelli che lo contestano – ed ha fatto prevalere la sua natura e formazione di inquisitore, ruolo che ha esercitato in maniera sin troppo zelante – chiedetelo ai tanti sacerdoti sudamericani dalla parte dei poveri processati da Ratzinger perché troppo intrasingenti con la ricchezza del Vaticano – ed un inquisitore non può accettare una risposta negativa, un rifiuto, una contestazione. Un inquisitore vuole solo che ci si pieghi di fronte alle proprie verità che se non accettate possono costare caro… Ma l’Università è il tempio del Sapere libero ed è giusto che uno scienziato come Marcello Cini si sia alzato in piedi a ricordare quale la missione ed il compito della seconda istituzione più vecchia al mondo dopo la Chiesa Cattolica e cioè appunto l’Università. Tante vite, tanta sofferenza è costata all’Università il liberarsi e l’affrancarsi da qualsiasi fede che non sia la libertà di insegnamento e di ricerca. Piuttosto il Rettore di Roma farebbe bene a dimettersi per aver messo a rischio questo principio avendo così, tradito la Comunità universitaria invitando il Papa a parlare all’inaugurazione che è un momento sacro della vita universitaria ed è soprattutto, fatto interno della comunità e, non meno grave, aver permesso alle forze dell’ordine di schierarsi davanti alle porte della Sapienza evitando di far assistere all’apertura dell’Anno Accademico ad una parte della Comunità Universitaria. Ma il Rettore Guarini non è da salo. Con lui si dovrebbero dimettere tutti quei Rettori che si sono messi in fila per invitare il Papa alle aperutre degli anna accademici. Guarini è stato un magnifico mercante ed è riuscito a vendere l’inaugurazione dell’Anno Accademcio della sua università creando un grande evento mediatico che gli ha portato notorietà e pagine di giornali. Anche gli altri poveri Rettori vogliono la propria notorietà che può aprire una buona fetta di mercato. Bisognerebbe fare proprie le parole di chi gridava “Fuori i mercanti dal tempio”. I Rettori dovrebbero preoccuparsi più che di fare operazioni mediatiche di pensare ai mali dell’Università, al decadimento morale che vive l’Istituzione, ai tanti ricercatori precari, ai pochi fondi per la ricerca, al fatto che sempre più invece di mirare ad una ricerca libera le Università sono genuflesse davanti alle multinazionali che ordinano cosa ricercare, agli studenti che non possono pagare le tasse e debbono scegliere di prendere prestiti da banche a tassi esorbintanti, ai tanti co.co.co che vivono di poco. Questi Rettori dovrebbero ricordarsi l’amore per la propria comunità e difendere l’Istituzione Università da tutti i coloro che la vogliono rendere subalterna oggi al mercato, ieri ai fascismi ed essere esempio di virtù civiche così come faceva Concetto Marchesi alla apertura dell’Anno Accademico della sua Università nel 1943 invitando gli studenti prendere posizione contro l’ignavia, la servilità criminosa, la violenza, il silenzio e la codarda rassegnazione di una classe dirigente italiana inetta e responsabile della sua rovina. Ma forse oggi qualcuno lo avrebbe tacciato di essere solo un cattivo maestro in cerca di un po’ di notorietà.

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2 responses

21 01 2008
Mauro

Non firmerò l’appello.
E questo è il punto di partenza. Qualsiasi commento alla vicenda dell’invito fatto dal Rettore dell’Università La Sapienza e accettato dal Pontefice, contestato da (alcuni) Professori noti e (tanti) Studenti anonimi è, perlomeno, inutile. Il risultato ottenuto, lungi dall’essere una dimostrazione di tolleranza e altezza intellettuale, colloca l’Italia e l’Università che dovrebbe rappresentarla, ad un livello inaccettabile e non rappresentativo delle capacità reali della popolazione che vi risiede. Abbiamo appreso dai media anche visivamente, a meno che non siano state immagini artefatte, della mobilitazione nella preparazione di striscioni e cartelloni, con slogan più o meno accettabili, della partecipazione di ex militanti di frange di estrema sinistra e di estrema destra negli anni della contestazione giovanile, ispidi di barbe incolte e sguardi persi nel ricordo delle “battaglie” combattute per la laicità, l’indipendenza e lo sviluppo dei centri della conoscenza. Io non cerco di entrare nella testa del Papa per sapere cosa avrebbe voluto dire, e con quali conseguenze, certo è una delle definizioni per i Religiosi è che sono “bacchettoni” per cui, qualche “bacchettata” sulle mani a qualcuno l’avrebbe fatta senz’altro, come l’ha fatta ai Politici della Regione Lazio, qualche giorno prima, da qui a dire che si comporta o si sarebbe comportato da Inquisitore (riferito senz’altro alla figura durante la Santa Inquisizione) ce ne corre. Uno degli errori più grandi che si corre il rischio di compiere è quello dell’autoreferenzialità, ecco, l’Università La Sapienza ha detto, con i fatti, che non ha bisogno di sentire punti di vista esterni, in quanto grande e autosufficiente di per sè. Questa, secondo me, è un’occasione perduta, in quanto, Università significa anche completezza di punti di vista, escludendone uno, anche se discutibile, ma non certo di poco spessore culturale, come quello del Papa, tutta la comunità scientifica ne ha risentito. Il fatto è che, tra le istituzioni, a partire da quelle Politiche, la maggior paura, avendo diversi scheletri nell’armadio, è quella di essere, appunto “inquisiti”, cioè, messi di fronte alle proprie responsabilità, di cui tutti oggi abbiamo coscienza, se, come credo, il malessere delle Università e della Ricerca, oggi, è responsabilità delle Istituzioni Statali, credo che Professori e Studenti non debbano avere niente da temere da un Papa “Inquisitore”, anzi, potrebbe essere una voce potente e influente per portare all’attenzione di chi di dovere i problemi reali del nostro mondo. Se Professoroni e Studenti hanno avuto il minimo timore di queste possibili “bacchettate”, vuol dire che qualche scheletrino (e non quello per studiare anatomia) nell’armadio l’hanno anche loro. In ambito religioso, fare un “esame di coscienza” è propedeutico alla confessione, io non dico che bisogna seguire la religione e confessarsi in Chiesa, ma un esame di coscienza laico, sui reali problemi dell’Università e sul reale nemico, che evidentemente non è il Papa, può essere aiutato anche da un confronto con un altro punto di vista, ecco ciò che non abbiamo voluto sentire è questo punto di vista.
Grazie, in ogni caso, per avermi dato l’opportunità per esprimere il mio punto di vista.
Ti lascio con una domanda: E se il Papa aprisse un Blog?

M4gooo
Università degli Studi di Siena

21 01 2008
milton

Come rimproverare il pavido B16, se ha preferito incassare la solidarietà dell’Italia intera alla domenica, invece di qualche fischio e molti sbadigli al giovedì? Ha giustamente ragionato da prete, tenendo conto cosa gli conveniva di più: mi si nota di più se vengo o se non vengo…Soltanto, trovo un po’ fastidioso che quando alla fine ha fatto capolino dal balcone, mettendo fine a un’interminabile settimana di bieco oscurantismo laico, abbia voluto esortare i fedeli a cercare la verità, testimoniare la verità. Belle parole, per carità, e giustissime. Ma dette da uno che non ha nemmeno il coraggio di andarle a testimoniare dall’altra parte del Tevere. Il vicario di Cristo. Beh, Cristo al suo posto i fischi se li sarebbe presi.
Brutto clima in Italia, diciamocelo. Con tutto quello che è successo la scorsa settimana (Mastella, rifiuti, Cuffaro, Berlusconi…) noi siamo a cospargerci il capo di cenere per aver zittito il papa facendo, tra l’altro, il suo gioco.
(ohi, avete fatto anche arrabbiare l’ascheri con questa storia del papa…)

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