Per un 2008 senza cappello in mano!

2 01 2008

Non ho avuto molta voglia di scrivere verso la fine del 2007. Troppe cose che mi hanno portato a stare un pò in silenzio. Il succedersi dei fatti delle vicende, belle o brutte che siano state, mi ha portato a riflettere. E’ così si decide di stare un pò in silenzio senza fare troppo rumore. Ogni anno nuovo che inizia si lascia dietro quello passato e ti apre la prospettiva e soprattutto la speranza di avere un nuovo anno per potere rimediare agli errori fatti in quello vecchio, provare a concludere cose che non hai finito ed ha darti tutta una serie di priorità. Cosa farò in questo 2008? Diciamo che cercherò di non togliermi il cappello in mano davanti a nessuno, così come Di Vittorio insegnava ai contadini del meridione che quando passva il padrone abbassavano la testa. Cercherò di guardare in faccia tutti e tutte e di guardarli negli occhi sia gli amici, sia gli avversari. Il cappello mi sento di toglierlo per rispettò solo verso gi sette operai morti a Torino e tutti gli uomini e le donne che muoiono, lottano, perdono, vincono senza fare notizia. E cercheremo ogni tanto di raccontare queste storie a partire dall’insegnameto di  Di Vittorio. Voglio inizare pubblicando l’intervento del sindacalista pugliese in Costituente sul benessere dei lavoratori. Parole ahimè attualissime che sono del lontano 1947.

Buon anno a tutte e tutti.

Intervento del deputato Giuseppe Di Vittorio – da www.casadivittorio.it

Premetto che nel redigere la presente relazione mi sono attenuto ad un duplice criterio: non sconfinare dall’ambito ristretto e ben delimitato del tema che mi è stato assegnato; non esprimere opinioni strettamente personali, sui vari aspetti del tema stesso, ma bensì – per quanto è possibile – delle posizioni mediane, sulle cui basi possano eventualmente convergere le opposte posizioni di principio delle più larghe correnti d’idee esistenti nel Paese e nell’Assemblea Costituente.
Il diritto di associazione è senza dubbio fra i diritti fondamentali del cittadino e una delle espressioni più chiare delle libertà democratiche.
Il diritto di associazione è anzi il presidio più sicuro della libertà della persona umana, la quale tende in misura crescente a ricercare la via del proprio sviluppo, della propria difesa, e d’un maggiore benessere economico e spirituale, specialmente nella libertà di coalizzarsi con altre persone, in aggruppamenti sociali, professionali, cooperativi, politici, religiosi, culturali, sportivi e d’ogni alto genere, aventi interessi od ideali comuni od affini. […]
Tale diritto dev’essere riconosciuto a tutti i cittadini d’ambo i sessi e d’ogni ceto sociale, senza nessuna esclusione. Tuttavia, la Costituzione non può ignorare che se il diritto di associazione dev’essere garantito ad ogni cittadino, esso ha però un valore diverso pei differenti strati sociali.


Nell’attuale sistema sociale, infatti, la ricchezza nazionale è troppo mal ripartita, in quanto si hanno accumulazioni d’immensi capitali nelle mani di pochi cittadini, mentre l’enorme maggioranza di essi ne è completamente sprovvista. In tali condizioni, è chiaro che nei naturali ed inevitabili contrasti di interessi economici e sociali sorgenti fra i vari strati della società nazionale, il cittadino lavoratore ed il cittadino capitalista non si trovano affatto in condizione di eguaglianza. Il cittadino capitalista, basandosi sulla propria potenza economica, può lottare e prevalere anche da solo, in determinate competizioni di carattere economico. Il cittadino lavoratore, invece, da solo, non può ragionevolmente nemmeno pensare a partecipare a tali competizioni. Ne consegue che per il cittadino lavoratore la sola possibilità che esista – perché possa partecipare a date competizioni economiche, senza esserne schiacciato in partenza – è quella di associarsi con altri lavoratori, aventi interessi e scopi comuni, per controbilanciare col numero, con l’associazione e con l’unità d’intenti e d’azione degli associati, la potenza economica del singolo capitalista o d’una associazione di capitalisti. Il sindacato, perciò, è lo strumento più valido, per i lavoratori, per l’affermazione del diritto alla vita e del diritto al lavoro, che dovranno essere sanciti dalla nostra Costituzione.[…] Fra questi due poli esistono ed agiscono altri strati di lavoratori comunemente indicati col nome di ceti medi: contadini, artigiani, piccoli e medi commercianti, liberi professionisti, artisti, ecc. Anche per questi strati di lavoratori (che nel nostro Paese sono molto numerosi e costituiscono un elemento vitale dell’economia nazionale) il diritto di associazione ha una portata diversa e ben maggiore di quella che possa avere per gli strati economicamente superiori della società. Anche per questi lavoratori, la sola possibilità di resistere e di sopravvivere alla pressione del grande capitale e dei trust – che tendono inesorabilmente ad assorbirli – consiste appunto nella libertà di associarsi e di appoggiarsi agli altri strati di lavoratori, solo mezzo perché anch’essi costituiscano una forza capace di partecipare alle inevitabili competizioni d’interessi che sono connaturali al tipo di società in cui viviamo.

Il posto preminente che spetta ai sindacati dei lavoratori nello stato democratico
Gli interessi che rappresentano e difendono i sindacati dei lavoratori, sono interessi di carattere collettivo e non particolaristico od egoistico; interessi che in linea di massima coincidono con quelli generali della Nazione.
Il benessere generalizzato dei lavoratori, infatti, non può derivare che da un maggiore sviluppo dell’economia nazionale, da un aumento incessante della produzione, da un maggiore arricchimento del Paese, oltre che da una più giusta ripartizione dei beni prodotti.
Non è mai accaduto, e non può accadere, ai liberi sindacati dei lavoratori, di avere interessi contrari a quelli della collettività nazionale, com’è invece accaduto – e può sempre accadere – a determinati tipi di associazioni padronali (trust, cartelli, intese, ecc.) i quali sono notoriamente giunti a limitare di proposito la produzione – ed anche a distruggerne notevoli quantità – per mantenere elevati i prezzi, allorquando i prezzi elevati, piuttosto che la massa dei prodotti vendibili, assicurano agli interessati maggiori profitti, con danno evidente della maggioranza della popolazione e della Nazione.
Eventuali interessi egoistici di categorie, che possono sorgere anche in seno alle masse lavoratrici, vengono contenuti, contemperati, ed in definitiva eliminati, da esigenze poste da altre categorie di lavoratori, e soprattutto dalla convergenza degli interessi fondamentali e permanenti dell’insieme dei lavoratori di ogni categoria; convergenza che ha la sua espressione nell’esistenza stessa della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, la quale rappresenta, appunto, gli interessi generali di tutti i lavoratori d’ogni categoria o professione, manuali ed intellettuali e – come tale – è una delle forze basilari della Nazione.

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