Warschashaswki ed il giorno della memoria

27 01 2009

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Ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere Michel Warschaswki grazie all’amico capordattore di Le Monde Diplomatique Dominique Vidal. Ebreo, pacifista, comunista sempre in direzione ostinata e contraria, guarda sempre la questione palestinese con gli occhi di chi non dimentica quello che hanno subito 6.000.000 di ebrei. Ed io sono sempre d’accordo con il suo punto di vista.
Qui di seguito un bell’articolo su oggi giorno della Memoria.

Michael Warschawski, Alternative Information Center (AIC)

Jan 24, 2009

Assolutamente No! Non nel loro nome, Non nel nostro.
Ehud Barak, Tzipi Livni, Gabi Ashkenazi e Ehud Olmert–non osate mostrare la faccia durante una ceremonia per commemorare gli eroi del ghetto di Varsavia, Lublin, Vilna o Kishinev. E neanche voi dirigenti di Peace Now, per cui la pace significa la pacificazione della resistenza palestinese, con ogni mezzo, incluso la distruzione di un popolo. Se ci sono, io stesso farò il possiblile per espellervi da questi eventi, perche la vostra presenza sarebbe un sacrilegio immenso.

Non nei loro nomi
Non avete diritto di parlare in nome dei martiri del nostro popolo. Voi non siete Anna Frank del lager di Bergen Belsen, ma invece Hans Frank, il generale tesdesco che agì per affamare e distruggere gli ebrei di Polonia.

Non rappresentate nessuna continuità con il ghetto di Varsavia, perché oggi il ghetto è qui davanti a voi, il bersaglio dei vostri carri armati e la vostra artiglieria, e si chiama Gaza. Gaza, che voi avete deciso di eliminare dalla carta, come il generale Frank voleva eliminare il ghetto. Ma a differenza dei ghetti di Polonia e Bielorussia, dove gli ebrei sono stati abbandonati da quasi tutti, Gaza non sarà eliminata perche millioni di uomini e donne da tutto il mondo stanno costruendo uno scudo umano potente che porta due parole: Mai Più
Not in Our Name!

Insieme a decine di migliaia di ebrei dal Canada alla Gran Bretagna, dall’ Australia alla Germania, vi avvertiamo: non osate parlare a nome nostro perché vi perseguiremo anche, se necessaro, all’inferno dei criminali di guerra, e ricacceremo le vostre parole giù per le vostre gole, fino a farvi chiedere perdono per averci coinvolto nei vostri crimini.





Sull’Università per Stranieri di Siena e la sua crisi

20 01 2009

Le ultime notizie apparse sulla stampa sull’Università per Stranieri dimostrano e confermano il grave momento che le Università nel nostro paese stanno vivendo. Certamente però, la generale situazione di malessere del sistema formativo italiano non può essere una consolazione. Soprattutto quando una città come Siena, si trova a dover affrontare l’affanno di entrambe le Università che sono uno dei principali motori economici e una parte importante del cuore culturale di essa. La crisi della Università per Stranieri e le posizioni del Rettore Prof. Massimo Vedovelli sulla stampa ci allarmano molto. Infatti sebbene l’Università per Stranieri sia stata da sempre considerata la sorella minore tra i due atenei senesi, non possiamo però dimenticare che in Italia ci sono solamente due università per stranieri con il compito di insegnare l’italiano e la cultura italiana agli stranieri. Una è appunto la nostra e l’altra è quella di Perugia. L’Università per Stranieri è sicuramente stata una delle intuizioni più interessanti del primo Rettore Prof. Mauro Barni che con l’operazione sanciva di fatto l’apertura della nostra città a tutto il mondo: come dire si dava ancora più dignità alla vocazione di Siena di essere città guardata ed amata da tanti stranieri. Generazioni di studenti, di uomini e donne di cultura sono arrivati nella nostra città da tutto il mondo e hanno studiato a Siena nel cuore della città, dove hanno potuto conoscere ed apprezzare la storia, la cultura e le tradizioni non solo del Belpaese, ma anche di una delle città più significative. Leggendo il dibattito sui giornali sembrerebbe che a causa delle difficoltà economiche la Università per stranieri abbia intenzione – ma speriamo di aver inteso male – di ridimensionare la propria attività di insegnamento della lingua italiana agli studenti stranieri. Ci sembrerebbe questa una scelta miope e sbagliata per l’ateneo. Infatti sarebbe un errore non solo per l’Università guidata da Vedovelli, ma per tutta la città e per tutta la Regione lasciare il primato di questa attività all’Università per Stranieri di Perugia. Da sempre la Toscana e Siena sono considerate il luogo per eccellenza dove si impara la nostra lingua e perciò non si comprende perché Siena dovrebbe rinunciare a tale primato e lasciare all’Università umbra questa esclusività. Questa ipotesi inoltre è anche preoccupante da un punto di vista occupazionale: cosa ne sarebbe di tutti i docenti che insegnano la lingua italiana agli studenti stranieri presenti all’Università per Stranieri? Le professionalità di questi ultimi non possono essere danneggiate, anzi dovrebbero essere valorizzate anche attraverso un potenziamento dei servizi per gli studenti, con l’intento di aumentare il numero di coloro che scelgono di imparare l’italiano a Siena. Gli studenti tutti – anche quelli stranieri – si muovono e scelgono le università in base alla didattica, ma soprattutto in base ai servizi che gli Atenei possono offrire. E’ quindi preoccupante aver appreso che durante l’ultimo Cda presieduto dal Prof. Vedovelli un gruppo di studenti stranieri ha manifestato una forte situazione di malessere rispetto ai servizi offerti dall’Università per Stranieri. Non vorremmo che i vertici dell’Università per Stranieri di Siena avessero rinunciato all’insegnamento della lingua italiana agli studenti stranieri come scelta strategica dello sviluppo dell’Università. A nostro avviso questa non ci appare una scelta capace di risanare i conti dell’Università, ma di fatto sembra piùttosto la dismissione del vero ed autentico compito dell’Università per Stranieri di Siena, procurando un danno a tutti i lavoratori e le lavoratrici della Stranieri ed anche al tessuto economico e culturale della nostra città. Crediamo che i vertici della Stranieri debbano invece riuscire a trovare i mezzi ed i modi per potenziare e far arrivare nella nostra città sempre più studenti stranieri, attraverso una seria politica che non deve riguardare solo l’Università ma anche la Città e le sue Istituzioni. Occorre in momenti di crisi partire dalle certezze e dunque, partire dalle professionalità di tanti docenti e di tanti tecnici amministrativi che in questi anni sono stati un punto di riferimento per tanti giovani stranieri che venuti per imparare l’italiano hanno attraverso questi, imparato ad amare la nostra città. Fiorino Pietro Iantorno Francesco Andreini





La Sacra Famiglia di Castelfusano

30 12 2008

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Avevo scritto sulla mia pagina di Facebook che per il 25 dicembre speravo che i bambini e le bambine del nostro mondo fossero fortunate quanto il bambino di Betlemme che, in una notte fredda e poco accogliente – i vangeli apocrifi e le novelle antiche raccontano di come la famiglia non convenzionale di Giuseppe fosse stata rifiutata da più di una locanda – aveva avuto la fortuna di trovare in una capanna o in una grotta, un bue ed un asinello a riscaldarlo. Qualcuno dei miei amici mi aveva scritto chiedendomi quale il senso delle mie parole su FB. Non ho avuto il tempo di rispondere, che ci è caduta addosso l’immagine del rogo di Castelfusano. La famiglia distrutta dal rogo è stata meno fortunata della famiglia di Giuseppe. Roma oggi non è Betlemme e gli stranieri, le famiglie imperfette, i diversi sono meno tollerati di allora.
A questa moderna Sacra Famiglia è andata male. Le immagini ci raccontano tutto. Non c’è bisogno dei cronisti e delle loro sottolineature sull’origine etnica di questa mamma e di questo bambino morti in una fredda notte perché si volevano riscaldare in una capanna ai margini della capitale d’Italia. Il padre, moderno carpentiere, uscito di casa per andare a lavoro al suo rientro non ha trovato la sua Maria ed il suo Bambino. Solo un cumulo di cenere, di lamiere e teloni anneriti da un fuoco malvagio e funesto. Mancavano un bue ed un asinello. Sono mancati anche i pastori con i loro regali. E’ mancata e manca nel nostro paese la solidarietà e l’accoglienza per tanta povera gente che è costretta a vivere in baracche e capanne arrangiate ed improvvisate. Mentre qualche idiota invita a non mettere nessuna moschea dentro i presepi, scopriamo le immagini di una baraccopoli, di una favelas italiana, di un misero presepe dove si stavano trascorrendo le feste e per i quali, purtroppo, tutto quello che viene dopo non ha più senso. Come non ha senso morire nel 2008 in una capitale europea in una baracca ammazzati dal bisogno di cercare un po’ di calore.





Ampugnano: bisogna vederci chiaro…

29 12 2008

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Ci sono diverse cose che non si comprendono fino in fondo sulla vicenda dell’aeroporto. La vicenda Castello di Firenze qualcosa ci chiarisce. Angela Bindi e Alfredo Camozzi, mettono insieme alcuni indizi e tirano una linea. Azzardato? Non lo so. Sicuramente so che un politico capace deve avere la capacità di mettere insieme indizi, fatti, segni e provare a delineare uno scenario. I compagni di Rifondazione di Sovicille lo fanno e meritano attenzione e rispetto. Mi verrebba da dire come Pasolini: “Io so. ma non ho le prove”.
Leggete e meditate…
fiorino iantorno

A Castello (FI) i magistrati hanno indagato su un’area di espansione di 1.400.000 mc mentre il piano strutturale di Sovicille è ben più pesante di quello ricadente nella zona di Castello – Firenze.
A Sovicille verranno fatti oltre 1.500.000 mc. di colate di cemento che potrebbero anche aumentare…

In questi giorni l’Espresso, in relazione con la “questione Cioni” ha tirato in ballo la Massoneria e in quel contesto spunta il nome del dott. Viani, “rappresentante dei soci pubblici all’interno del Consiglio di amministrazione dell’Aeroporto”, presidente della Società “Aeroporto di Siena” spa nonché alto esponente del Grande Oriente d’Italia. Questo fatto non può che preoccuparci,dal momento che nel nostro territorio sono previste colate di cemento e grossi interessi come villettopoli su campi da golf, aree industriali di. 400.000 metri quadrati nella nostra splendida Piana e strategicamente legati allo sviluppo aeroportuale.

Mentre in provincia di Siena 3-4000 lavoratori stanno per perdere il loro posto di lavoro, si arriva ad impiegare risorse FINO A SPENDERE 20 MILIONI DI EURO (per ora) PER UN FANTOMATICO RESTYLING AEROPORTUALE.

Non si sono fatte case popolari, non si decide su un progetto di autocostruzione, come abbiamo più volte proposto, sul recupero delle scuole di Ancaiano, non vi sono investimenti che coniughino rilancio economico con tutela dell’ambiente e miglioramento dei servizi. L’Amministrazione del Comune di Sovicille registra una totale afasia in un momento in cui la crisi di fiducia nel sistema tocca livelli mai visti.
Oggi, alla non condivisione politica delle scelte urbanistiche, si aggiunge la grave preoccupazione per la mancanza di etica, per l’emergere con chiarezza che altri sono i luoghi, fuori dal consiglio comunale, nei quali si assumono le decisioni, e debole e non trasparente ogni trattativa con il privato, incapace di garantire l’interesse pubblico. Il Gip di Firenze, sulla questione di Castello, afferma che si intravede “una gestione generale del settore urbanistico alquanto inquietante”. Chiediamo al PD locale: siete sicuri che da noi si possa stare tranquilli?
L’autosufficienza del PD Fiorentino, ma anche Senese e Sovicillino, l’idea di poter rispondere solo ogni 5 anni agli elettori eludendo ogni confronto e partecipazione dei cittadini, il sentirsi legittimati ad amministrare con modalità talora non trasparenti portano a chiudere il mandato di questo centrosinistra con una forte e tangibile frattura tra politica e cittadini-elettori.
RIFONDAZIONE COMUNISTA pone anche a Sovicille la questione dell’etica nella politica, del coinvolgimento dei cittadini e della trasparenza amministrativa.
CHIEDE
LA SOSPENSIONE DEL PIANO STRUTTURALE E UNA PIU’ ATTENTA E CONDIVISA PROGRAMMAZIONE URBANISTICA IN BASE AI BISOGNI REALI DEI CITTADINI E NEL RISPETTO DEL TERRITORIO E DELLE RISORSE.
Su questa base Rifondazione Comunista di Sovicille prepara la propria lista alle prossime amministrative





Luxuria, la Sinistra ed il suo naufragio.

1 12 2008

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Il dibattito a sinistra è acceso come non si vedeva da tempo. L’affermazione di Vladimir Luxuria all’Isola dei famosi è una vittoria per la sinistra? I pareri sono diversi e qualcuno addirittura ha affermato che la naufraga Vladimir Luxuria è per la sinistra italiana un po come Obama che vince le presidenziali negli Stati Uniti! Sono sicuro che Vladimir Luxuria che è persona intelligente, non ha fatto questo paragone che lasciamo a qualche sprovveduto che vuole fare “notizia”. Luxuria che vince l’Isola dei Famosi è semplicemente l’affermazione di una donna di spettacolo all’interno di questo fenomeno di vouyerismo generale che sono i reality e a cui si è ridotta la televisione italiana. Luxuria è donna dello spettacolo, sicuramente impegnata che è transitata attraverso la politica, ma il suo mondo rimane quello della televisione. Conosce bene lo strumento tanto da aver saputo fare della curiosità nei suoi confronti – Chissà come è in costume? – il moltiplicatore di consensi che l’ha portata a vincere. La sua identità sessuale credo c’entri poco. Anzi niente. Vladimir verrà ricordata ed ha vinto per la spiata ed il pettegolezzo sul bacio fra la bella Belem e Rossano Rubicondi che certo, per una che fa della trasgressione una bandiera non è certo il massimo. Ma Luxuria è stata alle regole del gioco: è stata lei per prima guardona e moralista e si è messa dalla parte del nobile spirito italico pronto a condannare i costumi degli altri ed ad essere indulgenti quando si tratta di se stessi. Ha dimostrato di essere “normale” e “normalmente” inserita nella frattaglieria mista dell’isola. Come normalmente, sono inseriti da più tempo di Luxuria nel becerismo della televisione italiana Platinette o Solange eppure nulla è cambiato per tutti i diversi nel nostro paese. Le discriminazioni e le violenze sono aumentate  e non passa mese che non si trovi nella cronaca nera la notizia di qualche transessuale che,illuminato dalle luci dei fari delle macchine di grossa cilindrata non dai riflettori delle televisioni, viene ammazzato come un cane. Ma mi chiedo era questo il compito di Luxuria, quello di risolvere la questione della diversità sull’Isola dei Famosi? Non credo. Nella nostra provincia, che storicamente è stata una delle più rosse e dove la gente ha sempre partecipato alla politica, la crisi economica si affaccia in modo prepotente e con la crisi tutti ci si sente più insicuri ed aumenta la diffidenza verso tutto quello che è partecipazione. Di contro aumenta l’intolleranza. La politica sembra essere però, incapace di rispondere e dare soluzioni e così, è più facile rifugiarsi davanti allo schermo tiepido di una televisione che ci inonda di pacchi, contropacchi, tette, culi e reality dove dobbiamo spiare come riescono dieci “famosi” su un’isola dei Caraibi a sopravvivere, per scordarci della nostra quotidiana realtà ancora più dura nella tragica missione di dovere arrivare alla terza settimana del mese e dove non si rischia l’eliminazione da un gioco. La sinistra deve discutere di come ridare una concreta speranza a noi tutti naufraghi in questa società, non di Luxuria. Ed invece la vera naufraga in questo dibattito appare la sinistra che si attacca a una soubrette. Se si continua così non riusciremo a seguire le sorti di Vladimir è presto saremo eliminati non dall’isola, ma dalla società.





Senza Giustizia.

14 11 2008

genovag8_4-1Ricordo ancora quella sera alla Diaz. Ricordo le grida; i genovesi dai balconi che urlavano contro i poliziotti ed i carabinieri; l’elicottero troppo basso che volava sulla Pascoli; i lampeggianti azzurri dei cellulari e delle volanti che iluminavano gli uomini in blu; i poliziotti in borghese con la maglietta del GSF e la bandana tirata sul viso che brandivano i manganelli; tutti gli assolti, tranne uno, che si affannavano, parlavano, davano ordini ed entravano ed uscivano dalla Diaz. Lo ricordo bene e questi 7 anni non hanno cancellato nessun particolare dalla mia testa. Anzi, quasi in un operazione di recupero della memoria più passa il tempo più ricordo particolari. Ricordo Gratteri con il casco blu sulla testa e la fascia tricolore che guidava i poliziotti e dava disposizioni ai suoi attendenti. Lo ricordo bene e mai lo dimenticherò. Ricordo la faccia di tutti i ragazzi e le ragazze che uscivano massacrati dalla Diaz e ricordo la ragazza inglese con i rasta pieni di sangue che mentre viene portata via in barella, mi lascia in mano il suo diario. E ricordo di essere entrato con il compagno Alfio Nicotra subito nella scuola Diaz. Mi viene ancora la pelle d’oca. Mi viene ancora una rabbia che non diminuisce e che stasera è una marea che mi travolge e mi affoga. L’odore del sangue fortissimo, le macchie di sangue sui termosifoni, i sacchi a pelo e gli zaini completamente svuotati segno di una violenza senza misura. Le impronte rosse di sangue degli anfibi dei maledetti poliziotti su tutto il pavimento. I denti a terra vicino ad un cesso pieno di sangue. Sulle scale le strisce di sangue di qualcuno che è stato trascinato giu. Non sono riuscito a piangere. Non sono riuscito a gridare. Non sono riuscito a non odiare quegli uomini. Li ho odiati con tutto me stesso ed anche di più. Per circa due mesi ho dormito poco. Sono stato male. Ma ho creduto, ho sempre cercato di credere che la giustizia sarebbe arrivata. Era successo qualcosa di troppo esagerato, una assenza di diritto così forte che non poteva non essere punita. MI era evidente, che Genova, non poteva rimanere senza giustizia. Ed invece eccomi stasera, a scrivere quello che non avrei voluto scrivere. Righe piene di rabbia, di delusione perchè i mandanti della carneficina, i mandanti della macelleria cilena – lo ha detto Fournier – sono stati assolti. Senza giustizia: tutti noi senza giustiza. Domani qualche giornale di sinistra griderà alla vergogna, tanti altri riporteranno la notizia come se si trattasse di normale cronaca giudiziaria e i 13 condannati a qualcuno sembreranno tanti. Invece questa sentenza ci offende, offende le vittime di quella violenza, ma soprattutto offende la nostra Costituzione ed il nostro paese. Ci lascia tremendamente soli e senza giustizia. Senza giustizia è la Diaz; senza giustizia Carlo Giuliani;senza giustizia le vittime delle violenze di quei giorni. Il messaggio è chiaro: in Italia “servitori dello Stato” possono violare la costituzione, picchiare liberi cittadini, inventare false prove e stare tranquilli. Anzi di più. Ma è chiaro però, che senza giustizia non c’è pace e mai dovremo accettare l’oblio in cui vogliono cacciare quei giorni ed ammazzare la nostra democrazia. Non possiamo rassegnarci per l’amore che abbiamo alla nostra Costituzione, non possiamo accettare questa sentenza e non possiamo accettare che i Gratteri vivano in pace. Credere nella verità non comporta credere nella giustizia. La nostra Verità è altra ed è quella corale di tanti che c’erano, che hanno visto e che hanno sentito i racconti. I gratteri da oggi e con più intensità, nel rispetto della nostra Costituzione non possiamo lasciarli in pace. Noi senza giustizia, loro senza pace.





Per un movimento popolare

23 10 2008

Le dichiarazioni di ieri di Silvio Berlusconi non sono una trovata comunicativa per portare l’attenzione su una delle sue ministre preferite e cioè l’on. Gelmini. Chi pensa questo non conosce bene la vera essenza di questo Governo. Le parole del Pd e del suo leader di carta pesta Veltroni sono opportune, ma non riescono comunque ancora a lavare il peccato originale di una forte compromissione con il centrodestra. Il vero miracolo politico di Silvio Belusconi è stato quello di riuscire a sdoganare le destre, tutte le destre di questo paese dal Fronte Veneto Skinheads, passando per Forza Nuova, per la Lega, Alleanza Nazionale e riuscire a portarle insieme, alla guida del Paese. Il cerone di Silvio Berlusconi serve solo a coreggere ed ad addolcire la linea della sua mascella che ricorda quella di uno che in Italia ancora rimpiangono in troppi. Sotto il doppio petto di Berlusconi batte un cuore nero ed autoritario che nelle situazioni complesse viene fuori nella sua vera essenza.  I moderati del Pd hanno la colpa dunque, di avere legittimato questa operazione dando una credibilità istituzionale a questa cultura politica perché il Pd, oramai incapace di una vera svolta riformista, si accontenta  di amministrare l’esistente e ha rinunciato ad un progetto di trasformazione della nostra società. Anzi non c’è l’ha per niente. Le occupazioni – ma in realtà siamo in presenza di un fenomeno di sistematico rifiuto di una didattica ingessata, docile che non vuole rimane ingabbiata dentro le aule delle Università – danno molto fastidio all’attuale Governo e la soluzione in questi casi per chi è di destra e di una destra autoritaria è semplicissima. E’ l’appellarsi all’ordine, alle forze di polizia per normalizzare, per reprimere. “Non è il tempo di cercare le farfalle sotto l’arco di Tito” avrebbe detto qualcuno. C’è un emergenza, c’è del disordine e quindi bisogna reprimerlo. Sono gli stessi di Genova, non dimentichialo: sono quelli della Diaz, di Bolzaneto, di Forte San Giuliano, di Piazza Alimonda. Sono, in questo momento, ancora più forti e non possiamo negarlo. Il movimento che sta nascendo forse li può impensierire. Ma ancora non è un movimento di massa: appare frantumato e non riesce a raccogliere le simpatie degli italiani. Lo dicono non solo i dati – Berlusconi al 70% del gradimento fra gli italiani – lo dice la gente che in questo momento di terrore indotto da una crisi finanziaria che può travolgere tutti e scardinare gli agi della società consumista, scelgono di affidarsi all’uomo forte. In un clima di emergenza globale c’è bisogno di ordine. Berlusconi lo sa, e sa cavalcare le paure degli italiani. Potrebbe anche darsi che questo suo intervento possa essere un autogoal. Ma forse tocca a noi tutti e tutte trasformarlo in un contropiede meraviglioso. Serve che questo movimento nato nelle Università, non sia autoreferenziale e continui ancora di più, a stare nelle piazze, nelle strade, nei luoghi di lavoro. L’intuizione delle lezioni in piazza da una dimensione realmente universale al Sapere, ma dobbiamo essere capaci di mettere in discussione non solo la riforma Gelmini, ma tutta la impostazione della nostra società. Non però, con supponenza, non però pensando in un ruolo guida deli universitari alla “rivolta”. Si tratta di essere enzimi, si tratta di riuscere a diventare veramente popolari e riuscire a discutere con i lavoratori, con i precari, con gli anziani e con quella fascia di italiani che oggi appaiono insoddisfatti da tutto e trovano nella omologazione culturale delle destre un buon cantuccio dove riuscire a vivere in un apparente tranquillità storditi dal terrore. Il movimento che sta nascendo credo, che possa provare  a giocare questo ruolo. Bisogna però capovolgere l’individualismo della nostra società che un po’, come i reumatismi quando si vive in posto troppo umido, ci è entrato nelle ossa e l’unico antidoto è appunto quello di lasciare le aule universitarie e lasciarci dentro le nostre sicurezze e le nostre certezze a volte troppo accademiche. Dobbiamo parlare con tutti quelli che ci stanno intorno e soprattutto dobbiamo provare a parlare con quelli che non si fermano ad ascoltare le nostre lezioni. Faticoso, ma dobbiamo almeno provarci.